Pesaro, 8 ottobre 2020 - Non l’ha scaricata . Né intende farlo. "Non serve se non ce l’hanno tutti, e comunque io sono molto attento nei miei comportamenti". Questo, in estrema sintesi, l’Acquaroli-pensiero in merito all’app Immuni. Pensiero espresso ieri mattina nel corso del programma di approfondimento giornalistico di Rai News 24.

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Non ha alcuna intenzione, il neogovernatore ’meloniano’ delle Marche, di andare a ingrossare le scarne file dei 197.859 corregionali (su una popolazione di un milione e mezzo) che risultano ad oggi aver scaricato l’applicazione che consente in maniera anonima il tracciamento dei soggetti venuti a contatto con una persona positiva al covid. E questo nonostante la massiccia campagna di sensibilizzazione e informazione messa in campo nelle ultime ore dal governo (e malgrado le raccomandazioni dei vertici dell’Asur Marche, che a lui fanno capo) proprio sull’utilizzo di questo strumento tecnologico per arginare il contagio.

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Appelli sono giunti dalla viceministra all’Istruzione, Anna Ascani, dal ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, dal ministro della Salute Roberto Speranza e dallo stesso premier Giuseppe Conte, che ha parlato di "obbligo morale". Il messaggio , però, evidentemente, non ha convinto Acquaroli, che intervistato da Rai News 24 ha rivelato di non avere scaricato l’App, né di ritenere di doverlo fare.

«Io credo che noi dobbiamo essere molto attenti nell’utilizzo di tutte le precauzioni: il distanziamento, le mascherine... Io stesso sono molto attento. Credo che l’App Immuni sia utile se la scaricano tutti". Al giornalista che gli fa notare che se non si incomincia a scaricarla, sempre più lontano sarà il traguardo della copertura massima, il governatore risponde senza scomporsi: "Il suo ragionamento è logico, ma è logico anche aspettarsi che non tutti la scaricheranno mai. D’altronde non si può costringere il cittadino a farlo. Pensiamo a un ottantenne che non ha neanche il cellulare, ad esempio. Questo strumento avrebbe una sua efficacia solo se ogni cittadino italiano, di ogni età, avesse l’App sul proprio smartphone. Ma siccome sappiamo che così non è, non credo che l’App Immuni possa essere uno strumento di prevenzione".

Prevenzione che invece, a detta di Acquaroli, dovrebbe essere basata sul "coordinamento tra Stato e Regioni, in cui queste ultime diano un contributo determinante nella scelta delle iniziative più opportune da prendere per il territorio. Abbiamo davanti a noi – sottolinea – 3 o 4 mesi che saranno fondamentali per la tenuta del nostro paese e della nostra economia, sicurezza e salute. Non credo sia opportuno misurarsi sugli strumenti, ma entrare nel merito della questione, dando lo stesso segnale ai cittadini, ciascuno in base alle proprie responsabilità, senza ingenerare confusione".