Il virologo Roberto Burioni
Il virologo Roberto Burioni

Pesaro, 24 marzo 2020 - "L’ultima delle bufale è che il coronavirus non colpisce gli extracomunitari. Chi è dotato di sprezzo del pericolo può venire dove mi trovo in questo preciso momento, al San Raffaele di Milano, per controllare di persona che non è assolutamente vero".

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Il virologo di origine fermignanese Roberto Burioni è consapevole che la guerra al Coronavirus si combatte su due fronti: scientifico-medico e informativo. Due sere prima, in studio da Fazio su Rai 2, ha risposto a molte domande che la gente pone riguardo ad un virus sconosciuto fino a due mesi fa e ha chiesto pubblicamente al Governo, tramite Angelo Borrelli capo della protezione civile, di fare i tamponi a chi pur sentendosi guarito dal Covid 19, potrebbe invece essere ancora infettivo.

"So di molti pazienti, anche a Pesaro, che sono guariti e sono in isolamento. Queste persone devono sapere se possono uscire o se non possono perché ancora infettivi". Burioni non parla dei soggetti messi in quarantena perché hanno avuto un contatto con un Covid-19. "No, si tratta di persone che si sono ammalate. Hanno ricevuto una diagnosi clinica e non sono andati a fargli un tampone. Certamente hanno avuto il Coronavirus, si sentono guarite, ma ora prima di uscire e tornare in circolazione devono essere testate per essere certi che non siano più infettive".

Non bastano due settimane di decorso della malattia? 
"No. E’ stato documentato il caso di persone guarite clinicamente, ma che ancora sono in grado di trasmettere il virus".

Quindi? 
"Non va bene che queste persone, sentendosi bene, ma potenzialmente ancora infettive, non attendano l’esito del secondo tampone. E’ importantissimo farglielo".

E’ numericamente incisivo il numero di persone che si sono ammalate, e non hanno avuto il tampone a confermarlo? 
"Penso siano moltissime, soprattutto in posti come Pesaro o Milano dove i casi sono stati tantissimi. Io, personalmente, ho seguito dieci pazienti della provincia di Pesaro Urbino che non sono stati sottoposti a tampone ma hanno avuto certamente il coronavirus. A questi ho fatto io la diagnosi clinica e stanno aspettando".

Fare il tampone agli asintomatoci oltre ad essere impossibile, non ha senso. E’ impossibile pensando i numeri. Da un calcolo citato dal virologo Fabrizio Pregliasco "per testare il 70% della popolazione italiana ci vorrebbero 900 giorni". Per Burioni non ha nemmeno senso. 

Perché? 
"No, non ha senso. Lo avrebbe solo nel quadro di un intervento di limitazione del contagio – conferma Burioni –, ma non adesso che non si riesce nemmeno a fare il tampone ai sintomatici, ai malati. La situazione a Pesaro è che non fanno i tamponi nemmeno ai sintomatici. Lo dico io. Ci sono alcune persone alle quali io ho diagnosticato il Coronavirus e alle quali non sono stati fatti i tamponi. Non posso fare i nomi, ma ce ne sono diverse. Di cosa parliamo di farla a chi non ha nemmeno i sintomi? Ne parleremo dopo, quando la situazione sarà più sotto controllo".

Il numero reale dei contagiati resterà una incongnita. 
"Vero. Non mi sorprenderei che sia almeno cinque volte il numero dei conclamati. I casi sono molti di più. E non soltanto per i positivi asintomatici. Ma anche perché, e lo ripeto, c’è tantissima gente che si è ammalata, in modo lieve e non è stata sottoposta ai tamponi. Le strutture fanno quello che possono, ma è necessario focalizzare questo aspetto perché non sia un boomerang. Per questa ragione ho chiesto a Borrelli una soluzione a livello nazionale".