Giovanni Savorani è il presidente di Confindustria Ceramica
Giovanni Savorani è il presidente di Confindustria Ceramica

Sassuolo (Modena), 30 novembre 2020 - "I politici che ne hanno la responsabilità intervengano oggi sulla realizzazione della Bretella, necessaria già 40 anni fa. Tutte le legittime ragioni sul perché i lavori non iniziano non serviranno alle persone che perderanno il lavoro, a seguito della perdita di competitività del nostro distretto: la mancanza di infrastrutture costringerà le aziende a delocalizzare, per non soccombere. A poco serviranno allora i ‘tavoli politici’ a difesa dell’occupazione, magari demonizzando gli imprenditori". Non era mai stato così duro Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, nel richiedere l’avvio dei lavori della Campogalliano–Sassuolo, la ventina di chilometri tra A22 e A1 e il distretto ceramico.

Savorani, questa volta lo stop alla Bretella è arrivato dalla Commissione Europea che ha bocciato la proroga alla concessione ad Autobrennero. Cosa dovrebbe fare il governo?
"Dal 18 luglio 2018, data del rilascio della concessione, sono passati più di due anni e avremmo potuto essere oltre la metà dell’opera. A Cersaie 2019 il ministro De Micheli ci rassicurò che ormai tutto il necessario era stato compiuto. Nello stesso periodo il ponte Morandi è stato ricostruito e aperto, segno che anche in Italia quando si vuole si può. Non devo dire io al Governo che cosa fare o come gestire le concessioni autostradali: questo è il mestiere della politica".

E la Bretella non è l’unica opera al palo.
"Sono ferme opere strategiche per la nostra regione come la Cispadana, la tangenziale di Rubiera, il raccordo allo scalo di Marzaglia e altre opere complementari. Questa incapacità di programmare e di decidere è sinceramente desolante ed umilia il nostro Paese".

Alla luce del calo della produzione, la Bretella è ancora così importante?
"Venti anni fa il distretto produceva 600 milioni di metri quadri scesi oggi a 400 milioni per quasi 5 miliardi di euro di fatturato e con una occupazione diretta ancora di 20mila persone. Per produrre servono infrastrutture altrimenti si rischia di perdere altri posti di lavoro. È chiaro che se fra altri 20 anni la produzione si ridurrà di altri 200 milioni di metri quadri, forse la Bretella non servirà più. Dobbiamo forse rassegnarci ad un territorio che si immagina un futuro senza ceramica?".

L’orientamento per il futuro è investire sulle ferrovie per il trasporto merci. Non crede sufficiente la galleria del Brennero?
"Il blocco di un contratto nel cantiere del Brennero ha spostato al 2028 la fine lavori. Ciò non toglie che l’uso del vettore ferroviario dovrà crescere in futuro. Già oggi il nostro distretto usa il treno per oltre il 25% dei trasporti di materie prime e per il 23% dei volumi di prodotto finito, a fronte di una media nazionale del 9%. I passaggi modali non si fanno purtroppo col bonus monopattini, ma attraverso investimenti tali da creare, nel nostro caso, una sinergia tra la Bretella e gli scali merci di Dinazzano e Marzaglia. Esiste poi un progetto Fer di raccordo ferroviario tra i due scali".

Di che si tratta?
"È un progetto, già pianificato dalla Regione, che utilizzerebbe un ramo ferroviario esistente, fino allo scalo di Rubiera, allungandolo di 9 chilometri, un investimento di 40 milioni di euro. Mi auguro davvero che su questo tema si possa superare ogni localismo e non si ceda a sindromi Nimby palleggiandosi il collegamento da una sponda all’altra del Secchia. Mettere in rete gli scali merci a servizio del comprensorio sarebbe una vera soluzione di mobilità intelligente e sostenibile".

di GIAMPAOLO ANNESE

Passante di Bologna, la Regione in pressing sul ministero

La Regione Emilia-Romagna incalza il ministero dei Trasporti sul Passante, l’allargamento di tangenziale e l’autostrada: la Conferenza dei servizi è infatti a un passo dalla chiusura e i tempi rischiano di dilatarsi. «Siamo in pressing sul ministero – spiega l’assessore regionale ai Trasporti, Andrea Corsini –. L’iter della Conferenza dei servizi del Passante doveva concludersi, secondo gli auspici, entro novembre. Ora speriamo che si possa chiudere davvero nel minor tempo possibile». L’augurio se lo fanno a loro stessi gli enti locali – interessati dall’infrastruttura sono anche Comune di Bologna, Comune di San Lazzaro e Città metropolitana di Bologna –, anche perché i dolori del Passante sono noti: progetto preliminare nel 2016, valutazione d’impatto ambientale ok nel 2018, stallo con l’ex ministro Toninelli fino al 2019, poi accelerata con la ministra Paola De Micheli. Adesso, con gli enti e il governo che battono pari, si spera di fare in fretta e arrivare ai cantieri almeno nel 2022.

Intanto, una richiesta di messa in sicurezza di due ponti da parte di Autostrade potrebbe rallentare quel percorso che la Regione vorrebbe accelerare. Si tratta di due cavalcavia dove passano autostrada e tangenziale, ovvero quello che sovrasta il fiume Reno vicino all’uscita 4bis della tangenziale – che Autostrade secondo quanto filtra vorrebbe anche raddoppiare – e quello che scavalca il torrente Savena nei pressi dell’uscita 12. 

«Abbiamo recentemente scritto ad Autostrade per l’Italia – spiega Corsini –. Per noi il progetto per la messa in sicurezza dei due ponti va stralciato da quello del Passante. Andrebbe realizzato un altro progetto. Parallelo, ma separato da quello del Passante, che arrivi a una sua Valutazione d’impatto ambientale, autonoma. Altrimenti – continua l’assessore regionale – si rischierebbe di fermare l’attuale iter che punta verso la chiusura della Conferenza dei servizi. Tanto per intenderci, per fare uno screening ambientale dei ponti ci vuole un anno. Ecco, vorremmo evitare di perderlo». 
La Regione assicura che non ci sono problemi strutturali per i due ponti. Si tratterebbe, invece, di uno screening di routine che dopo la tragedia del ponte di Genova viene realizzato praticamente su tutti i cavalcavia interessati da infrastrutture di particolare importanza. Come il Passante di Bologna.

di PAOLO ROSATO