Violenza contro le donne in una foto d'archivio Bettolini
Violenza contro le donne in una foto d'archivio Bettolini

Ancona, 10 marzo 2019 - Troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di una attrazione sessuale. È tra le motivazioni riportate dai giudici della Corte di Appello di Ancona che hanno portato ad assolvere in secondo grado due peruviani residenti nel capoluogo dorico e accusati di violenza sessuale aggravata nei confronti di una loro connazionale che all’epoca dei fatti aveva 20 anni. Il caso è del 9 marzo 2015.

La sentenza di assoluzione, arrivata a fine novembre 2017 è stata annullata martedì dalla Corte di Cassazione alla quale era ricorda la procura generale e gli atti saranno trasmessi alla Corte di Appello di Perugia per rifare il processo.

“Bisogna evitare che nei processi l'uso delle parole possa costituire una forma ulteriore di violenza nei confronti della vittime”, è il commento del procuratore generale presso la Corte d'Appello di Ancona, Sergio Sottani.

I giudici del secondo grado erano tre donne e nelle motivazioni scrivono che la vittima era troppo mascolina e poco avvenente per essere oggetto di attrazione sessuale. «Ritenere che la mancata attrazione sessuale del presunto stupratore nei confronti della vittima possa rappresentare un elemento a sostegno della mancanza di responsabilità, credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta», continua il procuratore generale.

La ragazza, nei fatti contestati, era stata drogata bevendo una birra, secondo l’accusa. Si presentò in ospedale con la madre dicendo di avere subito una violenza sessuale alcuni giorni prima da parte di un coetaneo mentre un amico di lui faceva da palo. Dopo le indagini, si è aperto il processo di primo grado che il 6 luglio 2016 ha condannato i due giovani. Il 23 novembre 2017 la Corte d'Appello di Ancona ha ribaltato questa decisione e li ha assolti ritenendo non credibile la ricostruzione della parte offesa.

Il punto che fa discutere sono però le motivazioni della sentenza, dove la ragazza viene indicata in un passaggio come "la scaltra peruviana" e si sostiene che la giovane sia troppo mascolina e poco avvenente per aver subito una violenza. Nelle conclusioni della sentenza si legge che "in definitiva, non è possibile escludere che sia stata proprio" lei "a organizzare la nottata goliardica, trovando una scusa con la madre" e si afferma che al giovane "la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di 'Nina Vikingo’ con allusione a una personalità tutt'altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare".

"Eravamo rimasti sconcertati dall'assoluzione, visto il caso particolarmente brutto, ma soprattutto dopo aver letto la motivazione della sentenza in cui i giudici (tre donne, ndr) facevano affermazioni, ad esempio sui tratti mascolini della ragazza, che avallavano le dichiarazioni dei due imputati" che in sostanza escludevano lo stupro anche perché la vittima non era attraente. L'avvocatessa Cinzia Molinaro, legale della giovane che denunciò uno stupro subito il 9 marzo 2015, ricorda le sensazioni del 2017 dopo le assoluzioni con la sentenza d'appello ora annullata dalla Cassazione. "Ancora non conosciamo la motivazione della sentenza - riferisce l'avvocatessa  Molinaro - e non possiamo fare valutazioni in merito".

Di certo la lettura del verdetto di secondo grado fu sorprendente per parte civile e Procura generale che propose il ricorso in Cassazione. La parte offesa, ricorda il legale, "era stata ritenuta credibile in primo grado" mentre in appello era arrivata l'assoluzione "sulla base di vari elementi" e con "affermazioni che non ci erano piaciute". Avevano 'rilanciato' la tesi difensiva secondo cui al presunto autore dello stupro la ragazza non piaceva, tanto da registrarla sulla rubrica del cellulare con il nome Vikingo, e la giovane era stata definita 'scaltra peruviana', avallando la tesi che fosse l'ispiratrice della "nottata goliardica" per giustificarsi con la madre dopo aver bevuto troppo.

In realtà, ricorda l'avvocatessa Molinaro, "quando tornò a casa non era in grado di ricordare quasi nulla. Aveva riportato gravi ferite, per le quali è stata operata e delle quali non si era neanche accorta; era in uno stato di torpore che le permetteva di ricordare solo flash: disse di non essere in grado di dire se avesse iniziato il rapporto in maniera consenziente ma che a un certo punto era stata molto male, aveva detto basta senza che il ragazzo si fermasse".

Gli accertamenti in ospedale avevano riscontrato nella 22enne un forte quantitativo di benzodiazepine, la cosiddetta 'droga da stupro', che lei non ricordava di aver assunto, e che l'accusa ha ipotizzato fosse stata messa dagli imputati nella birra.

Le reazioni: flash mob sotto la Corte d'Appello di Ancona

"Indignazione" è stata espressa, in un comunicato congiunto, dalla rete femminista Rebel Network e il Comitato Marche Pride assieme alle associazioni promotrici Agedo Marche, Arcigay Agorà Esna Consulenze di Genere Onlus, Uaar Ancona, Rete Chegender, Comunitas APS, GAP Urbino, Rebel Network, Amigay, Assist Associazione Nazionale Atlete, Arci Libero Spazio Stay Human, I sentinelli di Ascoli Piceno, Fabriano Arcobaleno, Uisp Pesaro e Urbino, Fabriano Arcobaleno, insieme a Cgil, Cisl e Uil delle Marche e la consigliera di parità per la provincia di Ancona.

"Da quanto leggiamo - scrivono - il Collegio Giudicante della Corte di Appello, ha scritto, parlando dell'imputato principale, che 'la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo 'Vikingo' con allusione a una personalità tutt'altro che femminile quanto piuttosto mascolina'. Poi la chiosa: 'Come la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare'".

"Una simile vergogna in Italia merita, oltre all'annullamento della Cassazione - sottolineano - una risposta collettiva da parte di cittadini, cittadine e associazioni e istituzioni a cui chiediamo di essere con noi nel flash mob cui domani daremo vita sotto la sede della Corte di Appello di Ancona in via Via Giosuè Carducci 3, alle 13.30. In un Paese dove qualcuno vuole sdoganare violenza sulle donne, omotransfobia e bullismo, scenderemo tutte e tutti insieme in strada - concludono - per fermare questa barbarie, espressa in una sentenza. Il Paese che che si riconosce e nella Costituzione e nel rispetto tra individui liberi non starà a guardare".