Alluvione, governo: anomalie nelle liste degli interventi. Lunedì Figliuolo in Emilia Romagna

Bazooka da 2,5 miliardi, ma nell’elenco comparirebbero opere non urgenti, in zone non colpite e situazioni pregresse al disastro. Il confronto con la Regione potrebbe portare alla riduzione della stima dei cantieri da aprire subito

Bologna, 30 giugno 2023 – I tempi sono definiti: subito il decreto del presidente della Repubblica con la nomina di Francesco Figliuolo a commissario per la ricostruzione; la prossima settimana, invece, la definitiva bollinatura del Ministero dell’economia e delle finanze sul decreto ricostruzione, che metterà in campo un bazooka da oltre 2 miliardi.

Come anticipato dal Carlino, la cifra principale per fare ripartire le zone martoriate dall’alluvione di maggio sarà in conto capitale e sarà di circa 2,5 miliardi: ma da quali ‘cassetti’? Un miliardo dovrebbe arrivare dalla Giustizia, uno dall’Interno e la parte restante dal Mimit, il ministero delle imprese e del Made in Italy. Rimane, da fondo sociale, una quota di 500 milioni per le imprese. D’altronde Roma si trova a dover gestire oltre 6mila interventi. Ma nulla, come si è capito dallo scontro politico di queste settimane, sarà dato per scontato.

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Il Governo ha infatti iniziato a vagliare gli elenchi inviati dalla Regione Emilia-Romagna (gli interventi urgenti sono saliti e stati quantificati in 1,9 miliardi) e sono emerse alcune particolarità, ora allo studio degli uffici ministeriali. Nel listone ci sarebbero tre tipi di ‘anomalie’: ci sono alcuni interventi reali che non hanno però, secondo Roma, caratteristica di urgenza (sarebbero legati ad alcune situazioni di autostrade); in altri casi sarebbero stati inseriti negli elenchi problemi di strutture in aree non alluvionate (la cosa riguarderebbe ad esempio Bologna, con le Officine Rizzoli); infine, ci sarebbero interventi che afferiscono a situazioni pregresse (infiltrazioni, manutenzioni, sistemazioni di argini e canali da tempo bisognosi di interventi, uno ad esempio nel Cesenate).

Si tratta dell’inizio di un confronto serrato, mirato a garantire massima correttezza nell’assegnazione dei fondi, che potrebbe portare quindi anche a una riduzione della stima degli interventi immediati (per la Regione 1,93 miliardi), ma che sarà comunque sempre garantita dai fondi (superiori) reperiti dal Governo. Una situazione delicata che si potrebbe prestare però a un nuovo braccio di ferro fra governo di centrodestra e amministrazioni di centrosinistra.

Lunedì intanto il commissario Francesco Figliuolo, che in questi giorni continua a sentire il governatore Stefano Bonaccini, sarà in Emilia-Romagna. Figliuolo, che sta definendo l’organizzazione della struttura (dove potrebbero finire anche componenti della struttura commissariatile del terremoto 2012, ancora in funzione), potrebbe incontrare anche amministratori locali e parti sociali. Interviene anche il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci: "Ho sentito il generale Francesco Paolo Figliuolo, al quale ho augurato un buon lavoro. Lo incontrerò la prossima settimana, assieme ai capi dipartimento della Protezione civile e di Casa Italia, per un utile confronto sulle procedure da avviare". Mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti dice che "nel decreto alluvione abbiamo messo 1,7 miliardi, per l’emergenza ci sono 2,2 miliardi: in un mese sono stati quindi stanziati 4 miliardi. In 11 anni per il terremoto messi molti meno fondi".