Coppia di Montefortino produce lana di cane
Coppia di Montefortino produce lana di cane

Montefortino (Fermo), 28 febbraio 2019 - Non ci sono limiti a quello che il cane può donare al suo padrone. Compagnia, affetto, protezione. Ma anche un bel maglione o un caldo cappellino. È così da quando Alessandro Vittori, 43 anni, e la moglie Giulia Alberti, 33, filano il pelo del migliore amico dell’uomo e lo trasformano in morbidi gomitoli da conservare o lavorare ai ferri. Sono gli unici in Italia a farlo a mano e solo per i privati, nella loro piccola azienda che si trova a Rocca di Montefortino e si chiama, appunto ‘Lana di cane’.

Come vi è venuto in mente?

«Gli eschimesi filano lana di cane da secoli – racconta Giulia – negli Usa è ormai un business. In Italia c’è un’altra azienda che però lavora in modo industriale e con materia prima proveniente da allevamenti. Avevamo un akita e mettevamo da parte il suo pelo con la mira di utilizzarlo. Nel 2011 il nostro cane è morto, conservarne il ricordo era diventata un’esigenza. Abbiamo acquistato un vecchio arcolaio e, sulla scorta dell’esperienza della nonna di Alessandro, ci siamo messi all’opera. Il risultato, seppure da perfezionare, è stato un successo».

Nel giro di qualche mese i coraggiosi artigiani hanno fatto un sito e ora gli ordini fioccano.

«Il processo, dall’igienizzazione al gomitolo con foto e nome del cane sull’etichetta è lungo. Riusciamo a evadere una ventina di consegne l’anno, e ne hanno 30 in attesa. Ma sono in programma investimenti per essere più celeri sul lavoro ed allestire uno spazio espositivo di antichi attrezzi per la filatura di cui nel frattempo abbiamo fatto una bella scorta».

Filate il pelo di tutti i cani?

«Si, purché sia lungo almeno due centimetri. Consigliamo il sottopelo, più morbido. Il pelo corto tipo barboncino non si può filare, ma ne facciamo palline di feltro. Abbiamo lavorato anche pelo di gatto. La qualità del filato varia dalla razza e dalle abitudini dell’animale. La lana di husky ad esempio è molto più calda di quella di un cane abituato a vivere in zone più temperate».

Cosa dicono gli animalisti?

«Il primo anno ci hanno messo al palo. Poi hanno capito. Il cane perde il pelo nella muta stagionale e nella spazzolatura. Basta raccoglierlo e, anziché buttarlo nell’indifferenziato, portarlo a noi».

Il vostro primo cliente?

«Un mese dopo aver iniziato l’attività, ci ha contattato un siciliano che aveva conservato il pelo del suo cane, morto due anni prima. Con i nostri gomitoli la moglie gli ha realizzato un gilet e ci ha inviato una bellissima lettera».