Piero Giubelli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Ferrara, è tentato dalla candidatura
Piero Giubelli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Ferrara, è tentato dalla candidatura

Ferrara, 28 dicembre 2018 - Piero Giubelli, avvocato, scende in campo e detta un’agenda fatta di sviluppo e sicurezza. Aperto al dialogo con Lega e Pd, vorrebbe una "svolta".

Come è nata l’idea di una sua candidatura?

«Ancora non è una candidatura ma un progetto per coinvolgere gente che è sempre stata fuori dalla politica e che abbia idee e proposte per cambiare il modo di gestire questa città. Si tratta di professionisti, imprenditori e gente comune che già lavora, che non cerca vantaggi personali e per i quali la politica è un sacrificio civico».

A che punto è questo progetto?

«E’ avanti. Già numerose persone hanno dato la loro disponibilità e abbiamo una bozza di programma. Ora valutiamo se ci sono le condizioni per realizzare la nostra idea».

Quali sono queste condizioni?

«Che ci sia la possibilità di giungere al governo della città e non di pesare, o pesarsi, per poi avere un assessorato in più, come qualcun altro pensa di fare...».

A chi si sta riferendo?

«Non mi faccia fare nomi in questa fase politica, è presto...».

In cosa, la sua candidatura, potrebbe fare la differenza rispetto alle altre?

«Nelle altre proposte politiche mi sembra di vedere una forte continuità con la gestione passata e una rassegnazione a gestire lo status quo invece di esprimere una progettualità a lungo termine che favorisca lo sviluppo econonomico del territorio attraverso uno choc pubblico di investimenti».

Scusi, investimenti pubblici?

«Sì, penso ad una forte attrezzatura delle aree artigianali e industriali con tecnologie di ultima generazione per attirare imporenditori dalle province limitrofe; penso ad un rafforzamento della viabilità; ad una una task force, alle dipendenze dirette del sindaco, che aiuti le aziende dalla domanda al taglio del nastro; penso alla riqualificazione delle aree verdi e a rischio».

Non è un approcio un po’ superato quello delle aree produttive?

«Niente affatto, è una richiesta che proviene dai ceti imprenditoriali e che avrebbe ricadute dirette sull’occupazione a Ferrara».

L’impressione è che, più che il Pd, il suo avversario sia in qusto momento la Lega: è corretto?

«No, assolutamente. Io non appartengo alla retorica dell’anti-partitismo ma ritengo che i partiti si debbano aprire ed evolvere non solo a parole, come fatto fino ad oggi. Per questo mi confronterò con tutti coloro che si dimostreranno interessati al nostro progetto. Con un unico punto fermo: che a portare avanti questa proposta sia io, con le persone che mi scelgo, senza stravolgimenti esterni dell’idea iniziale».

Sarà una sfida importante data la forza elettorale della Lega e l’abitudine al comando e alla gestione della città da parte del Pd!

«Lo so. Ma parlerò con tutti coloro che vogliono realmente cambiare il sistema di gestione della politica locale».

Due cose dell’amministrazione comunale Tagliani bis da bocciare e due da promuovere.

«E’ stato fatto molto per promuovere Ferrara come città d’arte e cultura ma penso che per il futuro si dovranno coinvolgere maggiormente i privati. Promuovere la città senza una adeguata accoglienza rischia di rimanere una cosa fatta a metà: promozione e vendita del prodotto devono viaggiare insieme. Boccio invece l’amministrazone Tgaliani sul tema sicurezza poiché credo non si sia trasmessa ai cittadini l’idea di una città sicura. La sicurezza spetta a prefetto e questore ma un sindaco può utilizzare al meglio la polizia municipale e riqualificare le aree più a rischio. Lampioni e telecamere, ad esempio, possono avere un effetto maggiormente deterrente che non dieci poliziotti».

Cose più o meno già fatte: non sento grandi novità...

«Però io voglio cambiare l’approccio: vede, dobbiamo avere bene a mente che l’insicurezza va a toccare soprattutto i diritti dei più deboli, come gli anziami che non vanno più al circolo perché hanno paura. E poi serve un cambio di mentalità: non è razzista o di destra chi difende il suo diritto a circolare liberamente per la città».

Ci può dire uno o due progetti portanti di un suo ipotetico programma elettorale?

«Forti investimenti pubblici attraverso risorse da acquisire mediante l’alienazione di parte del patrimonio mobiliare del Comune e mediante il coinvolgimento del privato; controllo di gestione della spesa pubblica come avverrebbe in una famiglia».

Lei parla di investimenti: è d’accordo con la proposta di Marattin di alienare le azioni Hera per liberare risorse da investire?

«Non so bene cosa dica Marattin, che non conosco se non di vista. Tuttavia non comprendo perché il Comune debba fare l’impresario di pompe funebri, quasi avesse sfiducia nei privati, senza che ciò comporti un beneficio sotto il profilo dei costi per i cittadini».

E sul tema immigrazione?

«L’accoglienza è un dovere etico ma non deve essere finalizzata solo al business. Credo si debbano favorire percorsi virtuosi per coloro che seguono corsi di italiano e di formazione sulla norme in vigore nel nostro Paese. Penso poi all’obbligo vaccinale, un po’ come avviene per l’Accademia dell’integrazione di Bergamo».