Forlì, il pm chiede il processo per Daniele Severi: "Decapitò il fratello Franco"

Ma la difesa rilancia: "Indagini da rifare". L’uomo fu trovato decapitato il 22 giugno nel suo fondo agricolo di Ca’ Seggio. Udienza fissata il 18 maggio

Daniele Severi, per lui il pm ha chiesto il processo

Daniele Severi, per lui il pm ha chiesto il processo

Forlì, 21 aprile 2023 – I giochi, per la procura, sono fatti. Daniele Severi, 64 anni, meldolsese, autista del 118 in pensione, secondo la visione accusatoria avrebbe ucciso il fratello Franco, 53 anni, agricoltore boscaiolo trovato morto, decapitato, la sera del 22 giugno 2022 nel fondo agricolo di Ca’ Seggio di Civitella.

Movente dell’assassinio, l’eredità lasciata dai genitori ai fratelli Severi. E gli indizi probatori in mano ai dtective sono una macchia di sangue della vittima su una scarpa dell’indiziato e un paio di guanti insaguinati di Franco rinvenuti nell’auto di Daniele.

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A certificare questa convinzione arriva ora la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’indagato, firmata dal sostituto procuratore della Repubblica di Forlì, Federica Messina. La procura cioè chiede di processare Daniele in Corte d’Assise per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere (ovvero parte del cadavere, la testa di Franco, mai ritrovata). La pubblica accusa ha però implementato i capi di imputazione, aggiungendo l’ipotesi di stalking, per le presunte continue molestie, spesso sfociate in litigi finiti in tribunale, che Daniele avrebbe nel corso del tempo consumato contro Franco.

La partita, in realtà, non è neanche cominciata. L’antefatto, fondamentale, sarà l’udienza preliminare, fissata per il 18 maggio prossimo di fronte al giudice Massimo De Paoli, che dovrà decidere se processare o no l’indagato; e avrà di fronte a sé tutti contendenti, comprese le parti offese che faranno richiesta di entrare formalmente nell’eventuale processo come parti civili; ossia, i fratelli e le sorelle di Franco, tutti contro Daniele, tutelate dagli avvocati Massimiliano Mambelli e Max Starni.

Dall’altro fronte dello schieramento, lui, l’indagato, Daniele Severi, che dall’8 luglio dello scorso anno si trova in carcere preventivo a Forlì. Una detenzione che ha trovato nel corso dei mesi l’avallo sia della Corte d’Appello di Bologna sia della Corte di Cassazione di Roma. Ma l’udienza si preannuncia agguerritissima. Nulla può essere dato per scontato. Perché nella prospettiva difensiva Daniele non solo è innocente – come si conviene a una difesa – ma la procura stessa avrebbe "eseguito indagini a senso unico trascurando altri concrete e fondamentali piste".

Questo dicono nella sostanza gli avvocati dell’indagato, Massimiliano Pompignoli e Maria Antonietta Corsetti. Che peraltro hanno inoltrato richiesta alla procura di supplemento di indagini; istanza che l’ufficio inquirente non ha rigettato, anche se formalmente ha poi chiuso le indagini. Sembrerebbe un vicolo cieco, ma non per il labirinto del codice procedurale.

Tanto che stamattina, a Parma, in uno dei laboratori dei carabinieri scientifici dei Ris, si terrà un "esame morfologico" su quella macchia di sangue sulla scarpa di Daniele; è stato già appurato che quel sangue è della vittima. Ma la difesa contesta il fatto che quella traccia è sul tallone, e sarebbe quindi incompatibile con una presunta un’aggressione omicidiaria sfociata addirittura col taglio della testa. Per questo la difesa di Daniele il 18 maggio chiederà al giudice De Paoli di sigillare un supplemento di indagine per verificare altri piste investigative.

Cosa deciderà il gup: il processo per Daniele o dei tempi supplementari dell’inchiesta?