Imola, 6 maggio 2018 - Nel giorno dell’inaugurazione della sede del comitato elettorale di Carmen Cappello (affacciata su piazza Matteotti, ma almeno per qualche ora pure sul banchetto del M5s), il colpo di scena che non t’aspetti. Dopo aver rimandato fino all’ultimo il sostegno alla candidata sindaco del centrosinistra, sfidando lo scetticismo della base, i bersaniani di Art.1-Mdp hanno infatti deciso di presentarsi all’appuntamento del 10 giugno non con il simbolo di partito, ma sotto l’insegna di una civica: ‘Sinistra per Imola’. «In una fase in cui la strada a livello nazionale non è ancora definita, abbiamo preferito così – spiega Antonio Borghi, a capo di una lista di 17 nomi nella quale spicca l’ex ciclista Fabio Fontanelli –. E questo anche per non urtare la sensibilità di qualcuno». In effetti, al di là delle questioni romane e delle diatribe interne in chiave più strettamente locale («Ma lo strappo con la base c’è stato più sui social che nella realtà», assicura Borghi), va ricordato come Sinistra italiana e Possibile (le altre due anime di Liberi e Uguali) abbiano deciso ormai da tempo di appoggiare la candidatura a sindaco del ‘ribelle’ Filippo Samachini. Voti che, in ottica secondo turno, alla coalizione di centrosinistra potrebbero far comodo.

Gli effetti collaterali di questo cambio di rotta all’interno della squadra che sostiene la Cappello? Qualche mal di pancia tra gli ex aspiranti sindaci iscritti al Pd, ai quali era stato chiesto un passo indietro proprio per aggirare i veti di Art.1-Mdp. Giusto un lieve fastidio in più, per chi per settimane ha rischiato la gastrite. Ma per viale Zappi, che dopo il 4 marzo predica l’apertura al civismo, ormai cambia poco. Il risultato, e cioè quello di non ritrovarsi contro bersaniani ed erraniani, è già in saccoccia. «Sono orgogliosa che per la prima volta il centrosinistra abbia candidato una donna, oltretutto senza essere espressione di un partito», gongola la Cappello, salutata tra gli altri dal ministro Giuliano Poletti, dal senatore Daniele Manca e ovviamente dallo scrittore Carlo Lucarelli, suo consulente (a titolo gratuito) in materia di sicurezza e legalità. «Vogliamo puntare a essere il capoluogo della qualità della vita in Emilia-Romagna – aggiunge–. La nostra idea di comunità è quella dove il benessere economico va di pari passo con l’equità sociale, senza abbandonare o lasciare indietro nessuno».

L’aspirante sindaco mette al centro della discussione salute, scuola e mobilità: «Sono i primi temi di cui mi occuperò, garantendo l’autonomia del nostro ospedale e dell’Azienda sanitaria, in rete con le altre eccellenze del capoluogo. E poi vogliamo continuare a valorizzare l’Istruzione, dalla scuola di infanzia ai corsi universitari. Infine la mobilità, che abbia efficienza e che sia rispettosa dell’ambiente e della qualità dell’aria».

Guardando alle altre realtà che compongono la coalizione, e proprio in virtù del discorso di cui sopra, non stupisce se alla fine, in mezzo ai civici di centro di ‘Imola Più’ e ai quelli di sinistra di ‘ImolaFuturo’, l’unico simbolo politico oltre a quello del Pd resta il garofano rosso. Un emblema storico, assorbito però nella lista ‘Partecipazione e Innovazione’ che riunisce il Psi del segretario Gennaro Mancino con ‘Liberi a sinistra’ di Francesco Chiaiese. Rinunciare ai socialisti, nella città di Andrea Costa, sarebbe stato davvero troppo.