Federico Scotta ha presentato richiesta di revisione processuale ad Ancona
Federico Scotta ha presentato richiesta di revisione processuale ad Ancona
La Corte d’Appello di Ancona, competente per la revisione del caso di Federico Scotta, indagato e condannato a undici anni di carcere per la vicenda pedofili della Bassa modenese, ha dichiarato inammissibili le revisioni relative a tre procedimenti differenti di Scotta e della moglie di origine thailandese Kaenphet, avanzate dall’avvocato Patrizia Micai. Dopo i tre rinvii, per questioni tecniche formali, e la pausa dovuta al lockdown, ieri la Corte d’Appello si è pronunciata. I giudici, riuniti in...

La Corte d’Appello di Ancona, competente per la revisione del caso di Federico Scotta, indagato e condannato a undici anni di carcere per la vicenda pedofili della Bassa modenese, ha dichiarato inammissibili le revisioni relative a tre procedimenti differenti di Scotta e della moglie di origine thailandese Kaenphet, avanzate dall’avvocato Patrizia Micai.

Dopo i tre rinvii, per questioni tecniche formali, e la pausa dovuta al lockdown, ieri la Corte d’Appello si è pronunciata. I giudici, riuniti in Camera di Consiglio, hanno emanato dopo due ore il dispositivo di inammissibilità a procedere. Le motivazioni, tra novanta giorni, chiariranno le ragioni del diniego alla revisione dei procedimenti. "Leggeremo le motivazioni – dichiara l’avvocato Micai – e valuteremo se fare ricorso in Cassazione oppure se presentare nuovi elementi probatori per una ulteriore richiesta di revisione, non solo per il caso di Federico Scotta ma anche per altri imputati della vicenda pedofili della Bassa modenese. La verità merita di essere scoperta anche dall’autorità giudiziaria. Ho discusso ad Ancona prima che arrivassero i fascicoli da Modena del processo pedofili bis e forse – commenta il legale – sono sfuggiti elementi importanti". Delusione e amarezza da parte di Scotta, che si è sempre dichiarato innocente e che da anni si batte per dimostrare la sua completa estraneità alla vicenda che portò all’allontanamento da casa di sedici bambini, tra cui i tre figli di Scotta e della moglie.

"Sappiamo che i nostri tre ragazzi, che non vediamo da 20 anni, sono stati da subito separati, anziché tenerli uniti in quanto fratelli. Noi li portiamo sempre nel cuore e continuiamo a sperare di poterli vedere", ha dichiarato Scotta più di una volta. Tuttavia, nonostante il rigetto della revisione delle sentenze Scotta non si dà per vinto e assieme all’avvocato Micai ha già pronta la contromossa. "Ricorreremo in Cassazione – dichiara – contro questa decisione dell’Appello di Ancona, e presenteremo nuovi elementi probatori affinché si riapra il processo". Secondo Scotta, "è mancato il coraggio di andare contro sentenze scritte vent’anni fa. Noi, vittime della vicenda pedofili della Bassa modenese, abbiamo il sospetto che nessuno voglia mettersi contro il ‘sistema’ che negli anni ’90, e adesso, con l’analoga vicenda ‘Angeli & Demoni’ di Bibbiano, di cui si celebra il processo il prossimo 30 ottobre, ha rovinato famiglie innocenti e distrutto la vita dei nostri figli. Non ci fermeremo qui, la verità deve emergere".

Viviana Bruschi