Pesaro, aggressione omofoba (foto d'archivio Germogli)
Pesaro, aggressione omofoba (foto d'archivio Germogli)

Pesaro, 16 ottobre 2019 - Fumava fuori della discoteca Colosseo, sugli scalini. Era da solo, poco dopo le 3 di domenica scorsa. Intorno c’era il via vai di ragazzi che entravano e uscivano da locale. Lui, vent’anni, studente universitario a Urbino, indossava un pantalone nero e una camicia leopardata. Improvvisamente, un giovane che è stato riconosciuto come d’origine albanese si avvicina al ragazzo con la sigaretta e gli dice: brutto fr.. tu non devi stare qui. Vattene».

AGGIORNAMENTO Aggressione omofoba Pesaro, c’è già un identificato

Prova a mettergli anche una mano intorno al collo per minacciarlo con maggior convinzione. Il ventenne cerca di fuggire, ha paura, ma non trova aiuto se non da un gruppo di ragazze che conosce e che cercano di allontanare l’aggressore. Il quale non solo rimane ma viene spalleggiato in un pochi attimi da altri conterranei e da alcune ragazze sempre albanesi. Una delle quali blocca il ventenne insultandolo perché omosessuale. Sono attimi di grande tensione, fatta da insulti e da sberleffi a sfondo omofobo. Il ragazzo riesce a fuggire verso il parcheggio insieme a degli amici, entra nell’auto che non era sua ma di un’amica.

Viene circondato di nuovo dal branco. Aprono la porta, spunta un coltello, lo minacciano di morte e gli intimano di andare via subito da lì altrimenti sarà peggio per lui e per i suoi amici. Il ragazzo teme il peggio rimanendo impietrito nel sedile. Poi gli aggressori si allontanano mentre il ragazzo prova a scendere per raggiungere gli amici. Non ci riesce. Si sente mancare e sviene sull’asfalto del parcheggio. Sono momenti drammatici. Qualcuno chiama il 118 (che lo porterà in ospedale ma l’ambulanza viene presa a pugni dal branco), altri i carabinieri. Il ragazzo viene fatto rinvenire. Trema per lo spavento passato, ha paura di tutti.

Ai carabinieri racconta di esser stato aggredito e minacciato da un branco di giovani a suo parere albanesi. Non sa indicare un nome ma saprebbe riconoscerne molti. Soprattutto il responsabile della minaccia più grave, quella col coltello, per intimargli di andarsene dal Colosseo. Le indagini sono affidate ai carabinieri a cui spetta il compito di dare un nome e un cognome agli aggressori, almeno cinque o sei comprese delle donne. Tutti si sono concentrati sul ventenne per il solo fatto di averlo visto con una camicia leopardata che poteva far intuire le sue inclinazioni sessuali. Da qui l’assalto col coltello alla gola. Intanto il giovane è ricorso all’avvocato Cristian Guidi per presentare querela contro i responsabili dell’agguato: «Ci auguriamo – dice il legale – che i carabinieri riescano a trovare questi pericolosi bulli che hanno pensato di aggredire impunemente il mio assistito solo per la camicia che portava».

Ricci: "Basta discriminazioni"

"Brutta storia. Basta discriminazioni. Un abbraccio al giovane studente e vergogna a chi ha compiuto questo grave e squallido gesto", scrive su Facebook il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci.