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15 apr 2022

Incidente al Poligono, sfilano gli imputati

Interrogati ieri al processo i commilitoni della soldatessa che venne colpita da una scheggia di mortaio rimanendo gravemente ferita

Esercitazioni militari al poligono di Carpegna
Esercitazioni militari al poligono di Carpegna
Esercitazioni militari al poligono di Carpegna

Quattro dei sette imputati hanno risposto ieri alle domande nell’aula del tribunale di Urbino per il grave ferimento del caporalmaggiore Vanessa Malerbi (ieri presente), avvenuto durante un’esercitazione con mortai del giugno 2018. Si tratta del caporalmaggiore Alessio Prisco, del caporale Claudio Marchesi e del caporalmaggiore scelto Fabio Filippone, che componevano la squadra di tiro, e del maresciallo Alessandro Vecchi, allora comandante del plotone che sparò un colpo finito fuori traiettoria e le cui schegge investirono Malerbi, in servizio con l’ambulanza. Uno dei punti principali attorno a cui ruota l’accusa, rappresentata dal procuratore del tribunale di Urbino, dottor Andrea Boni, è il fatto che i militari non abbiano calcolato la declinazione magnetica per individuare la corretta traiettoria di tiro. I quattro hanno detto che la squadra non fosse in possesso della cartina necessaria per farlo, ma di non averla mai avuta a disposizione neanche nelle precedenti esercitazioni e che, in assenza di essa, si orientino le armi al nord magnetico.

Alcuni di loro hanno definito una "prassi" il non utilizzarla, così come, riferiscono, fosse una prassi consolidata lo "sparare due colpi invece di uno quando l’ordine fosse di tiro singolo in quanto il primo serve per far assestare l’arma", altra cosa ora contestata ai militari, anche dai loro superiori. Un altro fattore contestato ai responsabili dell’esercitazione è l’aver messo al goniometro Prisco, che non aveva ancor seguito un corso da mortaista. Poi c’è l’errore di posizionamento dell’arma base, che riguarda Vecchi, a cui l’accusa contesta di essersi basato solo sul Gps per sceglierla invece di usarlo per verificare i calcoli manuali. Un errore che sarebbe dovuto a uno scorretto utilizzo dello strumento e che il maresciallo ha ammesso in fase di processo, dicendo di averlo però appurato "solo a posteriori e solo consultando i manuali in maniera certosina".

All’esame c’è anche la posizione dell’ambulanza, che si trovava oltre la linea di tiro, anche se spostata lateralmente, in quanto avrebbe dovuto offrire supporto durante l’assalto dei fucilieri successivo ai colpi di mortaio. Gli imputati, alla domanda se l’avessero mai vista in tale posizione durante un’esercitazione, hanno risposto di averla sempre avuta alle spalle della linea di tiro o, al massimo, al fianco. Ora ci sarà da attendere il 30 giugno per conoscere la versione degli ufficiali, il generale Giuseppe Scuderi e il colonnello Gianluca Simonelli, mentre il capitano Michele Colizzi ha scelto di non rispondere.

Nicola Petricca

© Riproduzione riservata

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