BENEDETTA IACOMUCCI
Cronaca

Pesaro, no vax felici di contagiarsi. "Ci dicono che si sono infettati di proposito"

Il dottor Marco Delbianco, coordinatore delle Usca, le squadre di medici a domicilio: "Quando andiamo in casa a visitarli sono tutti contenti"

Intervento Usca per le visite Covid a domicilio

Intervento Usca per le visite Covid a domicilio

Pesaro, 14 febbraio 2022 - Si contagiano di proposito, e vivono la condizione di positività come una medaglia al petto nella battaglia contro il sistema. E quando arrivano a casa i medici Usca, invece di trovare pazienti boccheggianti e inermi, si imbattono in larghi sorrisi e un profondo senso di appagamento. Sono come i pompieri che corrono a spegnere il fuoco, ma quando arrivano c’è gente che brinda sulle braci ardenti. Roba da farti venire voglia di maledire tutta la genìa di Ippocrate. "Molti no vax ci confessano di aver preso volontariamente il virus, e sono molto soddisfatti – confessa Marco Delbianco, coordinatore delle Usca di Pesaro –. Ce lo dicono proprio, senza imbarazzo, che hanno cercato in tutti i modi un contatto, e alla fine questo è arrivato. L’ultimo caso mi è capitato qualche giorno fa. Una famiglia di no vax: padre e madre di 50 anni, e figlia, di Pesaro, tutti laureati e tutti felicemente positivi".

Dottore, viene voglia di cambiare mestiere. "Beh, ci sono anche i casi contrari. Per esempio una 90enne che aveva resistito, ma adesso si è vaccinata perché altrimenti non poteva andare a ritirare la pensione alle Poste, e non le andava che lo facesse il nipote".

Nelle visite trova più pazienti vaccinati o non vaccinati? "I non vaccinati sono ancora la maggioranza: su 10 c’è un rapporto di 7 a 3. Ma non c’è una gran differenza di sintomi, tutti abbastanza lievi. Ne ricoveriamo non più di uno a settimana".

Però i ricoveri sono ancora alti, anche se contenuti rispetto ai contagi, grazie ai vaccini. "Credo che dipenda dal fatto che molti sono ricoverati per altri motivi rispetto al Covid, ma siccome sono positivi finiscono nelle statistiche del Coronavirus, che invece spesso è solo un’infezione intercorrente".

Pazienti anziani o giovani? "Sono molto aumentate le segnalazioni per pazienti pediatrici, proprio perché non sono vaccinati. In generale c’è stato un calo importante: al momento viaggiamo sulle 10 segnalazioni al giorno. Nel picco massimo, dopo la Befana, arrivavamo anche a 40 richieste e dovevamo ricorrere ai consulti telefonici"

E le terapie domiciliari? "Solo le Usca, in Area Vasta 1, hanno somministrato fino a mercoledì 34 confezioni di Molnupiravir, l’antivirale specifico da poco autorizzato dall’Aifa. Noi nel distretto di Pesaro ne abbiamo somministrati 17, Fano 8 e Urbino 9. La difficoltà è che per ogni prescrizione ci vogliono 20 minuti per compilare le carte. E’ uno dei motivi per cui non tutti i medici di famiglia lo prescrivono, anche se potrebbero".

Rifiutano il vaccino ma accettano un farmaco nuovo? "Anche i cosiddetti ’no vax’, quando si tratta delle pasticche non hanno particolari preclusioni, anzi, li vogliono proprio. E’ la siringa che li disturba".

E le compresse funzionano? "Certo, sono tutti prontamente guariti. Ovviamente si trattava di pazienti all’inizio della malattia e con quadro clinico lieve".

E l’antivirale Paxlovid? "Arrivato anche quello nella farmacia territoriale, siamo pronti: 4 compresse al giorno per 5 giorni".

Il suo giudizio della quarta ondata? "Un’ondata ’fortunata’ perché ’vaccinante’. Cioè ha immunizzato in qualche modo un sacco di no vax e in questo modo siamo tutti un po’ più coperti".