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15 lug 2022
15 lug 2022

"Un cuoco che prende 4mila euro? Trovatelo, gli stringo la mano"

Roberto Rossini (Cgil) punzecchia le associazioni di categoria durante il dibattito sugli stagionali. Varotti (Confcommercio): "La manodopera serve molto nel weekend, ma i giovani dicono di no"

15 lug 2022
Un momento del dibattito che si è tenuto ieri a Palazzo Gradari (Foto Luca Toni)
Un momento del dibattito che si è tenuto ieri a Palazzo Gradari (Foto Luca Toni)
Un momento del dibattito che si è tenuto ieri a Palazzo Gradari (Foto Luca Toni)
Un momento del dibattito che si è tenuto ieri a Palazzo Gradari (Foto Luca Toni)
Un momento del dibattito che si è tenuto ieri a Palazzo Gradari (Foto Luca Toni)
Un momento del dibattito che si è tenuto ieri a Palazzo Gradari (Foto Luca Toni)

Anche l’impianto di amplificazione all’interno del cortile di palazzo Gradari si è adeguato al tema del turismo: precariato. Ed ha iniziato a ‘starnazzare’ proprio quando ha preso la parola il sindaco Matteo Ricci, il ‘ centrocampista’ di un dibattito che vedeva all’attacco la Cgil, che ha promosso l’incontro sui lavoratori stagionali, e nel ruolo di difensore il direttore di Confcommercio Amerigo Varotti. Con Roberto Rossini, il capo del sindacato, che parte subito con la polemica: "Se vedete un cuoco che prende 4mila euro al mese me lo portate che gli stringo la mano. Perché io non ne ho mai visto uno". Ed aggiunge per mettere benzina sul fuoco: "Va detto che solo il 30% dei giovani che escono dagli istituti alberghieri alla fine resta nel settore. Gli altri cambiano occupazione". A dar manforte all’ attacco Barbara Lucchi, responsabile per la Cgil del settore: "Quanti sono gli occupati? Impossibile dirlo perché i numeri sono molto ballerini. Il problema vero che molti contratti sono a chiamata e a part-time per cui persone con contratti di 4 ore in realtà ne lavorano più di 8. Denunce? No, perché il settore viene dato come un luogo di passaggio per i giovani. E tutto questo abbassa la qualità del lavoro ed anche l’offerta di fare turismo di qualità".

Nel ruolo di difensore dei datori di lavoro il direttore della Confcommercio Marche Nord, Amerigo Varotti: "Noi siamo quelli che non delocalizzano perché vogliamo sfruttare le nostre bellezze, ma il settore sta cambiando per cui c’è una forte richiesta soprattutto di manodopera nel corso dei weekend. Ma lavorare il sabato e la domenica nessuno lo vuole più fare, specialmente i giovani spinti anche dalle famiglie che sperano poi in una occupazione nella manifattura. Sogni che abbiamo visto svanire nelle aree interne della provincia con la delocalizzazione: ora restano solo capannoni abbandonati. Anzi accade anche che il personale si licenzi per trovare una occupazione in fabbrica. Noi invece puntiamo forte sul turismo come volano di sviluppo ed abbiamo anche fatto una scuola per aumentare la professionalità del settore. E’ vero che ci sono alberghi che applicano i contratti dell’agricoltura, ma noi che abbiamo 1800 strutture e tutti i mesi facciamo 5.000 stipendi posso dire che i contenziosi alla fine della stagione sono tra i 25 e i 30".

Il Rivera della situazione, con l’occhio rivolto al futuro, il sindaco Matteo Ricci che ha detto: "Prima della crisi del 2008 noi avevamo un Pil legato al turismo intorno all’8%. Ora siamo tra il 10 e l’11, ma dobbiamo essere bravi ad arrivare al 15. E per fare questo puntiamo forte anche su Pesaro capitale della cultura perché abbiamo visto i fortissimi impulsi, il volano che è stato per altre città che hanno avuto con questa nomina. ma il setore deve essere regolamentato anche sotto il profilo degli stipendi minimi".

Il tema al centro del dibattito era "Il lavoro nel turismo: diritti, salari e prospettive di sviluppo nella provincia". Oltre agli interventi già citati al tavolo anche Federico Scaramucci della Confesercenti, Stefano Landi e Maria Elena Gabrielli.

Ad ascoltare i vari interventio una cinquantina circa di persone,

m.g.

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