Urbania (Pesaro Urbino), 12 febbraio 2021 - Due persone sono risultate positive alla variante inglese del Covid19 ad Urbania. Sono state individuate grazie ai referti dei tamponi, una trentina, inviati il 3 e 4 febbraio a Torrette dai laboratori analisi di Urbino e di Marche Nord. A confermare la notizia è il dottor Simone Barocci, primario dell’unità operativa di Patologia Clinica dell’ospedale feltresco. "Non si tratta di persone che hanno viaggiato, ma che risiedono nell’area – ha spiegato Barocci – Infatti l’Asur ha disposto che la ricerca delle varianti attraverso il sequenziamento avvenga non solo per chi rientra dall’estero, ma anche per tutti coloro i cui tamponi positivi evidenzino alcune precise anomalie".
 

In quali casi si accende la spia rossa, dottore?
"Quando c’è una carica virale alta, ad esempio. Un altro parametro è che siano nuovi contagi".

Lei ricorda questi due casi?
"Si, erano nuovi infezioni da Covid diagnosticate grazie a tamponi prelevati dalle unità domiciliari o nei drive-tamponi".
Quali conseguenze può avere una variante all’interno di una comunità?
"Non abbiamo evidenze scientifiche per rispondere. Ciò che sappiamo è che tutte le varianti, in particolare questa inglese, hanno una maggiore infettività, ma scatenano una malattia meno severa".
Quindi i contagi sono più facili, è così?
"Sì, la variante è più infettante, ma è anche vero che stiamo attraversando una fase calante nei contagi, almeno nella nostra provincia. E siamo a ridosso della primavera, periodo in cui l’aumento della temperatura ha mostrato, almeno nella prima ondata, di depotenziare le performance di questo virus".
Potrebbe accadere la stessa cosa con le nuove varianti?
"Non lo sappiamo ancora, ma ce lo auguriamo".
Dobbiamo cambiare qualcosa nelle regole di contenimento? "No, è necessario continuare ad indossare le mascherine, lavare le mani, rispettare il distanziamento".
Le varianti sono legate al passaggio alla zona gialla o alla riapertura delle scuole?
"No, si tratta di mutazioni che si presentano relativamente di frequente. Qualcuna arriva a creare dei nuovi ceppi virali per proseguire il proprio ciclo vitale".









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C’è il rischio che il vaccino sia un po’ meno efficace con queste varianti?
"Dalle evidenze che abbiamo raccolto finora, sembra proprio di no. I sieri a Rmna producono la proteina Spike che serve alla produzione di anticorpi. Se una mutazione cambia un pezzo di questa proteina, quel che resta continua a produrre ciò che serve per proteggere l’organismo".
Da adesso in poi la guardia dovrà essere più alta?
"Si, ma abbiamo avuto il tempo per attrezzarci. Ora prendiamo i campioni e li inviamo ad Ancona, ma sappiamo che le aziende si stanno muovendo per fornire kit che permetteranno di rilevare le varianti in ogni laboratorio per avere tempi di reazione più rapidi. Penso che nelle prossime settimane potremo essere autonomi".