Scevola Mariotti (1920 - 2000)
Scevola Mariotti (1920 - 2000)

Pesaro, 8 gennaio 2020 - Nel 2020 ricorrono insieme i vent’anni dalla scomparsa e i cento dalla nascita di Scevola Mariotti, illustre latinista pesarese, che nella città natale ha presieduto l’Ente Olivieri per quasi cinquant’anni. E l’Ente Olivieri, della cui rivista Studia Oliveriana Mariotti è stato il fondatore nel 1953, nei prossimi mesi ha in programma un ricordo del Maestro.
Scevola Mariotti fu sempre chiamato Scevolino. Non che fosse gracile: ma il padre Scevola – anch’egli – Mariotti, docente di Francese al liceo “Mamiani” di Pesaro (e poi insignito della Légion d’honneur ) gli aveva dato il suo stesso nome. "Idea poco pratica", commentava Scevola Mariotti jr in una intervista di Giuliano Martufi, apparsa su “Pesaro città e contà” nel 1998, nella quale aggiunse pure con humour: "Scevolino è l’appellativo inevitabile che mi accompagna ancora in famiglia. Naturalmente io sono l’ultimo a rendermi conto della sua stranezza, ma basta che mi soffermi a pensare quanto sarebbe ridicolo se invece mi chiamassero Muzietto".
Scevola Mariotti conseguì la maturità classica al “Mamiani” di Pesaro nel 1937, a 17 anni; venne poi ammesso a frequentare Lettere classiche alla Normale di Pisa, ma nel 1940 ne venne sospeso per un episodio "politico". Da lì si trasferì a Firenze, dove però gli avvenimenti bellici non gli permisero di laurearsi. A Pesaro intanto un provveditore agli studi, fascista ma della cerchia “eccentrica” di Bottai, avvalendosi della facoltà di nominare anche fuori graduatoria gli conferì la cattedra di Latino e Greco al “Mamiani”.
Ma dopo la Liberazione il nuovo provveditore (democratico) lo informò che, senza laurea, non poteva confermarlo. Mariotti rispose che in 24 ore se la sarebbe procurata. Conoscendo Giuseppe Branca, futuro presidente della Corte costituzionale, che in quel momento caotico era rettore interinale a Urbino, gli chiese di avvalersi di una legge (provvisoria) che consentiva di laurearsi anche presso università non frequentate e con una tesi in forma orale; si recò a Urbino con un mezzo militare alleato, espose tutta la mattina la tesi che voleva discutere – le opere giovanili di Aristotele – e alle tre dei pomeriggio una commissione lo laureò. "La stessa sera fui in grado di consegnare il mio certificato nelle mani del provveditore": che possiamo immaginare assai stupito. Ma una laurea per così dire dimidiata fu sempre un suo cruccio, assieme al dispiacere di non aver terminato in forma compiuta la tesi con Giorgio Pasquali, il suo venerato maestro.
Libero docente nel 1950, fu poi chiamato a Urbino da Carlo Bo; nel 1963 fu ordinario di Filologia alla Sapienza di Roma, dove è rimasto fino al 1996. Nella sua fecondissima carriera ha diretto la “Rivista di filologia”, ha partecipato al Comitato per le scienze storiche, filologiche e filosofiche del CNR, ha lasciato numerosissimi saggi e studi, la monumentale “Enciclopedia oraziana” (1996-1998) e, con Luigi Castiglioni, il noto vocabolario di latino. Pesaro gli deve “Historica Pisaurensia” e “Studia Oliveriana”.