Andrea Cecconi dei 5 Stelle (Fotoprint)

Pesaro, 9 febbraio 2018 - Come nei migliori romanzi gialli, poco prima delle ore 21, subito dopo essere stato inseguito per tutta la giornata, è riapparso l’onorevole Andrea Cecconi. Il fuoco di fila delle dichiarazioni del Pd, più l’incombente minaccia del servizio delle Jene, hanno convinto l’ufficio comunicazione dei 5 Stelle che l’operazione ‘basso profilo’ non poteva reggere più.
QUINDI via libera alle comunicazioni personali del deputato uscene Andrea Cecconi, che riavvia il profilo facebook e scrive: «Qualche giorno fa, come annunciato con un post sul blog delle Stelle, ho proceduto a effettuare il versamento al Fondo per il Microcredito per mettermi in regola con le restituzioni pubblicate sul sito tirendiconto.it. Il ritardo è stato dovuto – scrive il parlamentare pesarese – a motivi di natura personale, che penso che nessuno possa essere in grado di giudicare, e sui quali non mi dilungo. In particolar modo spero che abbiano il pudore di tacere gli esponenti dei partiti che si pappano un megstipendio, che viaggiano in autoblu, che hanno maturato il vitalizio e che si prendono anche un ricco assegno di fine mandato alla faccia della gente normale che non arriva a fine mese». 

Ma dov'è finito il deputato Cecconi dei 5 stelle?


E ancora: «Non c’è nessuna legge che ci obbliga a dimezzarci lo stipendio. O meglio ci sarebbe stata se gente come la Morani, che oggi parla a vanvera, avesse votato la legge che noi abbiamo proposto e che fissava lo stipendio dei parlamentari a 3.000 euro al mese. Ma tutti i parlamentari dei partiti hanno voluto tenersi il megastipendio e quindi noi (e solo noi) facciamo le restituzioni. Ho rinunciato a 75.000 euro di rimborsi e restituito quasi 120.000 euro in questi anni, e questo nessuno può togliermelo, so però di aver fatto una mancanza nei confronti degli iscritti del MoVimento 5 Stelle, anche se la mia coscienza è pulitissima perché ho restituito fino all’ultimo centesimo come promesso. I probiviri decideranno sul procedimento disciplinare nei miei confronti e sulla sanzione da comminare. Sono sereno e accetterò ciò che stabiliranno. 

 

Luigi Di Maio presenta i 20 punti del programma M5S (Imagoeconomica)

La promessa finale, che sembra rivolta al Movimento: «In ogni caso comunico che ho già deciso di rinunciare alla mia elezione. Il 4 marzo cederò il passo e andranno avanti gli altri candidati che trovate nel listino. Continuerò a fare campagna per il MoVimento e per i candidati del mio collegio. Lo sento come un dovere nei confronti di chi mi ha dato fiducia alle parlamentarie. La mia, seppur piccola, è una mancanza – ammette il parlamentare di M5S – e voglio dare l’esempio a tutti i candidati, non solo del MoVimento, ma anche dei partiti. Penso all’assessore del Pd indagato per corruzione che è candidato in Puglia. Lui si è dimesso da assessore perché sa quanto sia inopportuno mantenere quel ruolo in quella situazione, esca anche dalla lista: dichiari di rinunciare alla sua elezione! Sono troppo attaccati alla poltrona. A me invece non interessa tanto. Noi del MoVimento siamo così. Se facciamo una cazzata – conclude Cecconi – togliamo il disturbo e vanno avanti gli altri. Buona campagna a tutti. Ovviamente ho già rinunciato al vitalizio e rinuncio all’assegno di fine mandato». Stessa scelta annunciata dal senatore Carlo Martelli. Di Maio li benedice: «Accoglio con orgoglio le loro dimissioni». Con un unico dubbio: devono essere accettate e votate dal parlamento.
 

l.lu.