BOLOGNA, UN TETTO che perdeva, da ricostruire assieme a un intero Paese, solo con la volontà di migliorarsi e la passione per il lavoro. È cominciata nel 1947, in un capannone alla periferia di Bologna, la storia di Scandellari Infissi, fondata dall’attuale titolare, Cesarino Scandellari, per produrre reti metalliche e diventata un’azienda edile di successo, affacciata sui mercati emergenti, con 14 persone al lavoro.

Cesarino Scandellari, che cosa ricorda dei faticosi inizi?
«Eravamo pionieri in tempi di scarse possibilità, come i cercatori d’oro che dragavano le acque dei fiumi. Ricordo la neve che filtrava dai buchi nel soffitto della fabbrica. Ma ho anche in mente un clima di fervore produttivo e desiderio di aiutarsi che non è più tornato, tra banche pronte a darti fiducia e un’Italia che guardava al futuro»».

Una Bologna diversa.
«In via della Fornace, dove partimmo con mio padre Alberto, era tutta campagna, come lo era in via Caduti di Amola dove siamo ora. La città è cambiata, come la società e il mondo dell’impresa, ma credo che anche ora in Emilia si respiri un’aria migliore che altrove. Merito della nostra tempra e del lascito di figure come Paolo Mascagni, che era mio amico».

Il vostro è un percorso di famiglia, in cui i sentimenti sposano il lavoro.
«Abbiamo compiuto ogni passo insieme, dall’iscrizione all’albo dei fornitori delle Pubbliche Amministrazioni del 1970, alla trasformazione in Srl nel 1980, fino agli investimenti sui macchinari 4.0. Devo ringraziare mio figlio Stefano, capo del reparto tecnico-commerciale, i miei nipoti Gianni, Lorenzo e Stefania e il capo officina, Massimo, il figlio di mio fratello».

Avete le Due Torri nel cuore, ma gli occhi guardano all’Africa.
«Qui siamo intervenuti sull’ex convento di San Giovanni in Monte, sull’ex chiesa di Santa Lucia e sulla nuova Facoltà di Economia, ma più di dieci euro su cento li ricaviamo in Africa, tra i condomini di lusso in Senegal e Camerun e un’abbazia che stiamo costruendo in Etiopia».

Il punto di forza sono le finiture dei balconi, le ringhiere, gli infissi e i componenti metallici.
«Tutto quanto sia fatto di metallo è il nostro pane, purché si punti sulla qualità, come spesso non si è fatto in Italia e come ci chiese di fare, ormai quasi 40 anni fa, addirittura un presidente della Repubblica».

A chi si riferisce?
«A Lech Walesa, il presidente polacco che ci spedì i complimenti dopo che rimettemmo a nuovo il Belweder di Varsavia che doveva accogliere George Bush padre. E Sandro Pertini negli anni ‘80 scelse di farmi Cavaliere della Repubblica».

Cosa restituite alla vostra città?
«Chi lavora con noi è spesso di Bologna. Accogliamo gli studenti in visita e abbiamo donato all’Istituto dei Salesiani il loro reparto serramenti, dove si sono formati due ragazzi che abbiamo assunto».