SOUVENIR da ogni angolo del mondo e cartelli contro il fumo in dialetto bolognese, perché, se gli orizzonti di Sensormatic toccano cinque continenti, il suo cuore batte da 40 anni sotto le Due Torri. E’ questa, internazionale ma genuinamente emiliana, l’atmosfera che si respira nella sede dell’eccellenza della sensoristica di via della Beverara, messa in piedi nel 1979 da Marco Marziani e gestita dal fondatore, oggi, assieme alla figlia Elisabetta, con il passato che si fonde col futuro.

Dottoressa Marziani, parlare di sensori significa parlare di macchine automatiche.

«Significa parlare di alcuni dei loro componenti nevralgici, di quei piccoli ritrovati tecnologici che consentono le più diverse tipologie di monitoraggio. Dai sensori ottici a quelli di flusso e dai rilevatori laser a quelli capaci di leggere colori e temperature, passando per segnalatori luminosi e sonori, siamo in grado di scovare, per i nostri clienti, quanto di meglio il mercato possa offrire».

Può fare qualche esempio pratico?

«I sensori rilevano la presenza o l’assenza di qualche cosa negli oggetti che transitano sulle catene di montaggio, come nel caso dei blister dei medicinali, per controllare che ogni contenitore sia riempito a dovere, o in quello delle sigarette di nuova generazione, per assicurarsi che le famose palline da schiacciare per rilasciare aromi siano davvero dove devono essere».

Quindi non siete produttori, bensì distributori e consulenti.

«Produciamo solo una piccola parte di quanto vendiamo e il grosso del nostro business sta, invece, nell’intermediazione fra le grandi case produttrici straniere, tedesche, giapponesi o statunitensi che siano, e le tante aziende che, nella nostra regione, si occupano di automazione a vari livelli».

Questi clienti arrivano in Sensormatic già certi di che cosa vogliono o si lasciano guidare?

«Siamo pronti per affrontare entrambi gli scenari, con aziende che ci cercano perché già sanno di quale sensore necessitano e altre che, semplicemente, ci parlano del problema che vogliono risolvere, lasciando a noi il compito di reperire la soluzione più adatta tra i nostri fornitori».

In quali settori opera, principalmente, la vostra clientela?

«I nostri partner spaziano dal confezionamento e packaging chimico, farmaceutico, cosmetico e alimentare alla robotica e dalle sofisticate lavorazioni di legno, metalli, vetro, ceramica, carta e tessuti al trattamento delle acque, fino al comparto delle costruzioni navali».

In che modo lei e suo padre avete affrontato il delicato tema del passaggio generazionale?

«Nella maniera più semplice possibile, anche in virtù dell’ottimo rapporto che ci lega. Io ho iniziato a lavorare in azienda subito dopo la laurea in ingegneria elettronica, conseguita nel 1992, e, passati i tempi della gavetta, sono diventata amministratore delegato, con mio padre che, tramite il cosiddetto ‘Patto di famiglia’, mi ha già ceduto la maggioranza delle quote pur restando presidente».

Per quanto riguarda i dipendenti, invece, quali figure cercate?

«Cerchiamo profili tecnici specializzati, sia periti che ingegneri, e li cerchiamo sul territorio, senza lesinare in fatto di attività formative e affiancamenti ma puntando sempre a migliorarci, perché solo così, in meno di 20 persone, possiamo tenere testa alla concorrenza dei colossi multinazionali».