FRANCO Marzaduri ha 87 anni. La sua azienda, la Trem, da lui stesso fondata, di anni ne ha da poco compiuti 50. Mezzo secolo al timone: Marzaduri è un imprenditore dallo sguardo lungo, abituato a pensare al futuro.

Qual è l’elisir di lunga vita?

«La capacità di reinventarsi. E di diversificare».

È ciò che è successo alla Trem?

«L’azienda nacque nel 1968, a Ozzano. Producevamo retine che impedivano alle gonne delle signore di impigliarsi nei raggi delle biciclette».

E come siete arrivati alla nautica?

«Nel tempo e dopo un altro cambiamento: con il passare degli anni e con il diffondersi dei pantaloni nella moda femminile, reinventammo la produzione iniziando a fabbricare corde elastiche per legare i pacchi su auto e moto».

Poi cosa accadde?

«Ci furono un’evoluzione del mercato dell’auto e un cambiamento nella concezione del tempo libero. La Trem diversificò ulteriormente la produzione rivolgendosi a nuovi settori come il campeggio e la nautica».

Eccoci ai giorni nostri.

«La nautica assorbe l’80% del nostro giro d’affari. L’export pesa per il 50%: è fondamentale per noi, anche perché ci garantisce lavoro per tutto l’anno. Siamo in 60 Paesi del mondo».

Chi sono i vostri clienti?

«Cantieri, commercianti e negozi specializzati per la nautica. Ma sono partner importanti anche i costruttori di caravan».

Il settore delle imbarcazioni da diporto ha conosciuto la crisi.

«I cui effetti si sentono ancora».

Si vede la luce in fondo al tunnel?

«La verità è che si è impoverito il ceto medio: è in questa fascia che si vendono le piccole barche. Io resto comunque fiducioso, è nella mia natura».

Qual è stato il momento più bello in cinquant’anni di storia?

«Proprio il festeggiamento del traguardo dei cinquant’anni con i miei figli, che sono con me in azienda, e con tutti i dipendenti che mi accompagnano. E che io considero familiari. Con loro mi comporto come un babbo».

D’altra parte, se si sentono coccolati, lavorano meglio.

«È vero. Ma io sono sempre stato così, è nella mia natura».

Alla Trem ci sono più stabilimenti in uno.

«Dalla corderia per la produzione di corde elastiche e cime nautiche, all’officina per la produzione di scalette, fanali, poltroncine e portapacchi, fino alla falegnameria per la fabbricazione di passerelle, remi e pagaie: diversificare, appunto».

In settori così specialistici è difficile trovare professionalità adeguate?

«Non sempre è semplice».

Non ha mai pensato di lasciare?

«Non ci penso proprio. Sono tutti i giorni in sede, dal lunedì el venerdì. E qualche volta anche il sabato mattina...».

Resta sulla breccia, insomma.

«Quest’azienda e le persone che lavorano qui sono la mia vita».