Barbara, Paolo e Nicola Vaccari
Barbara, Paolo e Nicola Vaccari

Una famiglia che da tre decenni lavora sul territorio e in comunione con esso, trovando la forza di investire anche quando le congiunture sembrano suggerire il contrario. Parliamo di Nicola, Barbara e Paolo Vaccari, i tre fratelli che, raccolto il testimone dal padre, hanno fatto della Vaccari Mauro Srl una solida realtà dell’assemblaggio conto terzi. Resistendo a crisi e pandemie.

Nicola Vaccari, nonostante sia stato un anno difficile, possiamo dire che il 2020 sia finito bene.

"È stato un anno partito male e proseguito tra mille disagi e incertezze, ma, proprio mentre il Coronavirus iniziava il suo corso, in primavera, ci eravamo attivati per procedere all’acquisizione di uno dei nostri concorrenti, Siger Srl, acquisto che abbiamo poi perfezionato lo scorso novembre. Considerando che si tratta di un’azienda con un volume di affari doppio rispetto al nostro, direi che la nostra incoscienza ha portato un grande risultato".

Gli orizzonti di business, così, si sono ampliati anche quando sembravano più a rischio.

"Di sicuro abbiamo fatto un nuovo passo in avanti, che ci permette di consolidare la nostra posizione in un settore come l’assemblaggio elettronico e meccanico da terzisti, quanto mai difficile perché legato a doppio filo a clienti che operano sulla nostra terra e, per questo, passibile di soffire per la sofferenza di altri".

Si spieghi meglio.

"Intendo dire che, nonostante le commesse non ci siano mai mancate, a mancare sono stati gli ordini che avrebbero dovuto ricevere i nostri clienti. Così abbiamo finito per scontare chiusure e rallentamenti indipendenti dal nostro lavoro, che, da sempre, è fatto sì di assemblaggio, ma anche di consulenze e attività formative che la clientela non poteva più domandarci".

E le autorità che cosa hanno fatto per venirvi incontro?

"In realtà molto poco, dal momento che lo Stato si è preoccupato di tutelare il lavoro dipendente molto più di quanto abbia fatto con gli imprenditori. E noi, che potevamo tenere la serranda alzata durante il lock-down, alla fine – tra congedi parentali, misure di sostegno e corsa all’assistenzialismo – ci siamo trovati aperti senza personale, perdendo commesse a favore della concorrenza straniera".

Per voi, reperire personale era un problema anche prima del Covid.

"Diciamo che il Covid ha creato nuove criticità, come i mancati rimborsi per la messa in sicurezza degli impianti, ma la questione assunzioni era e resta difficile, perché i profili tecnici in Emilia-Romagna mancano da tempo. Nell’ultimo mese siamo riusciti ad assumerne 5, ma per i nostri piani futuri ne servirebbero dieci volte tanto e i nostri giovani, tra redditi garantiti e disoccupazioni, non sembrano molto interessati".