FERRARA

Nel segno della digitalizzazione, non ci sono alternative. È questo il futuro delle aziende produttive e di servizio, degli studi professionali. Non ha dubbi Enrico Zuffellato (nella foto), amministratore delegato della ‘Zuffellato technologies’, la società di informatica con sede a Ferrara (zona fiera) attivissima da quasi mezzo secolo in questo settore divenuto sempre più strategico per ogni tipo di attività. Tre milioni circa di fatturato, una trentina di addetti, un deciso orientamento verso ricerca e sviluppo, l’azienda vanta radici (familiari) solide e uno spiccato quanto inevitabile orientamento verso l’organizzazione di un futuro che va configurandosi di giorno in giorno grazie alle nuove tecnologie.

Abbiamo parlato di radici familiari...

"La Zuffellato è nata nel 1975 grazie ai miei genitori, Giovanni e Vittorina Nori (tuttora presidente); io sono l’amministratore delegato (Enrico è laureato in economia) e la responsabile tecnica è mia sorella Barbara, laureata in ingegneria informatica. Zuffellato iniziò ad operare agli albori dell’informatica".

Poi un primo salto di qualità. "Sì, cominciammo a studiare e a proporre i gestionali".

Con gli anni 2000 un’altra svolta, e che svolta...

"Diventammo partner di molte aziende, soprattutto quelle agroalimentari alle quali iniziammo a offrire un servizio altamente qualificato in particolare nel campo dell’agricoltura di precisione. In definitiva, dopo l’industria 4.0 nasceva anche l’agricoltura 4.0 e con essa il percorso necessario quanto virtuoso di tracciabilità dei prodotti, in un quadro di grande sicurezza della filiera alimentare".

Fra i vostri clienti figurano anche molti studi professionali.

"Certamente. Vorrei sottolineare, in particolare, la rilevanza che assume la digitalizzazione dei processi che li riguardavano in relazione alle imprese loro clienti. Un esempio su tutti: i dati di bilancio che, se sono precisi e rapidi, influiscono non poco sull’organizzazione e naturalmente sui costi".

Quanto ha inciso il Covid sulla vostra attività?

"Ha inciso molto ma non ci siamo mai fermati nemmeno nel periodo di lockdown perchè una parte importante dell’attività era svolta con le imprese agricole che hanno proseguito il lavoro. Certo, però, molti progetti si sono dovuti accantonare".

E ora?

"Le aziende italiane sono sempre attentissime e attivissime. In settembre potrebbero ...mettere il turbo puntando sull’innovazione che, ricordiamolo, è un processo culturale necessariamente lungo e complesso. Certo le difficoltà di mercato sono forti, la burocrazia non aiuta".

Essere imprenditore per lei significa...

"Credere fermamente in ciò che si sta facendo, verificare bene quali sono i punti di forza dell’azienda, da incentivare, e quelli deboli da supportare. Occorre anche abbandonare i settori che non daranno frutti. Fondamentale è la semina...Direi che non c’è una strategia unica, ma di una cosa sono convinto: il futuro si chiama digitalizzazione. Sarà questo processo a fare la differenza".