PIONIERE a 20 anni nella costruzione di macchine serigrafiche per la decorazione delle piastrelle, nel 2000 è stato il primo a intuire che il mondo avrebbe prima o poi richiesto le grandi lastre per dare vita ad applicazioni di utilizzo inedite per il settore della ceramica. Il segreto di Franco Stefani, fondatore nel 1970 e presidente del Gruppo System di Fiorano, è stato sempre quello di anticipare le richieste del mercato.

Ingegnere, a quanti anni ha iniziato a occuparsi dell’industria ceramica?

«A 16 anni ho cominciato a lavorare alla Marazzi dopo aver frequentato le scuole A.C.A.L. di Don Dorino: di mattina andavo a scuola, di pomeriggio aiutavo mio padre casaro a consegnare il latte. Mi cimentavo per hobby negli esperimenti della rivista elettrotecnica Sistema Pratico e in quegli anni ho intuito che si potevano applicare i sistemi elettronici all’automazione».

E ha poi effettivamente realizzato questa idea?

«Sì, a 21 anni mi sono messo in proprio con la Coemss (Costruzioni Elettromeccaniche Stefani Sassuolo) per poi nel 1970 fondare la System: l’evoluzione significativa sta nel fatto che, mentre prima tutto si faceva manualmente (a parte forni e presse), con la nostra innovazione di processo è la macchina a svolgere la mansione e le mani sono sulla tastiera».

Qual è stata l’altra tappa importante per lo sviluppo del settore?

«Abbiamo ideato e realizzato sistemi che hanno fatto la storia industriale del comparto ceramico. Rocket, Planar, Outliner, Falcon, e soprattutto Rotocolor, la macchina rotativa per decorazione di piastrelle ceramiche più diffusa al mondo, sono solo alcune delle soluzioni nate dal nostro dipartimento di Ricerca e Sviluppo, a cui è destinato il 5 per cento del giro d’affari».

Altra innovazione epocale sono state le ‘grandi lastre’ con cui si possono rivestire palazzi, creare ampie superfici per l’architettura e aprire a nuovi utilizzi.

«In quel periodo non ci credeva nessuno, lo consideravano un investimento folle e all’inizio ci ho rimesso parecchi milioni di euro».

Quando le ha presentate per la prima volta?

«Nel 2000 a Ceramitec di Monaco di Baviera. Nel 2004 abbiamo creato lo stabilimento senza che ce lo chiedesse nessuno per dimostrare al mondo che si potevano fare. Lo stupore è stato talmente forte che ci sono voluti dai 10 ai 15 anni per capire che la strada sarebbe stata quella. L’aspetto innovativo sta nel comprendere che la pressa non ha bisogno di uno stampo, ma è in grado di creare una lastra andando ad agire sulla pressione. La nostra pressa senza stampo Lamgea per esempio ha una forza di pressatura che può raggiungere ben 44mila tonnellate, garantendo superfici ceramiche fino a 1600x4800 millimetri e con spessori variabili da 3 a 30 millimetri».

Quali sono le nuove frontiere della ceramica?

«Sul fronte delle applicazioni abbiamo aperto le strade a settori inediti per la manifattura ceramica, come ad esempio quello dell’arredamento, la possibilità di realizzare arredi per interni ed esterni. Sul piano delle tecniche produttive ho in mente due progetti che stupiranno il mondo. Ne parlerò a tempo debito: posso solo dire che la ceramica è un materiale bellissimo e straordinario, ancora in larga parte sconosciuto per ciò che concerne le modalità d’uso e di lavorazione».