Aree allagabili per i fiumi: "Diffuse mappe fasulle"

Tra gli alluvionati sui social circolano due documenti con il timbro dell’Unione. L’assessore Bosi: "Il piano lo sta redigendo l’Autorità di bacino".

Aree allagabili per i fiumi: "Diffuse mappe fasulle"

Soccorsi a Faenza la mattina dopo la terribile alluvione del 16 maggio

Hanno seminato sgomento fra i cittadini due documenti in cui compaiono le mappe di aree definite quali allagabili e ad allagamento incontrollato, rimbalzate da uno smartphone all’altro nel corso delle ultime ore. I due documenti portano il timbro dell’Unione della Romagna Faentina, ma non hanno la firma di alcun dirigente: "Tengo a precisare che il piano dentro cui troveremo dettagli su casse d’espansione e aree allagabili lo sta redigendo l’Autorità di bacino – sottolinea l’assessore alla Protezione civile Massimo Bosi –, la quale, una volta che lo avrà elaborato, metterà i Comuni per primi al corrente dei suoi contenuti. Non sono il Comune di Faenza o l’Unione i due enti chiamati a redigere quei documenti".

Non è chiaro come quei due testi, corredati di mappe e addirittura di previsioni di spesa in fatto di lavori pubblici, siano arrivati a dei normali cittadini: il Comune in un primo momento ha addirittura valutato l’ipotesi di ricorrere alle vie legali per chiarire come quei testi abbiano visto la luce e chi li abbia poi diffusi, ma l’opzione è stata accantonata. Le mappe che compaiono nei documenti non sono nuove: in esse compaiono i progetti per quattro casse d’espansione redatti nel 2010 dal docente dell’Università di Bologna Armando Brath, due delle quali immaginate a servizio del Lamone (immediatamente a nord di via Molino del Rosso, sull’argine sinistro e su quello destro, per un’estensione complessiva di 39 ettari e una portata di due milioni di metri cubi), e due nelle vicinanze del Marzeno, dopo la confluenza con il torrente Samoggia e a ovest di via Sbirra. Si tratta in tutti e quattro i casi di aree oggi agricole.

Nelle mappe compaiono tuttavia altre quattro porzioni di territorio che costeggiano il fiume Senio, definite quali ‘aree allagabili’: quella più a nord sorge a poche decine di metri in linea d’aria dalla via Emilia, mentre le altre tre si susseguono in direzione sud, verso l’Appennino, a poca distanza l’una dall’altra. Il testo cita anche due aree classificate come ‘a possibile allagamento controllato’, poste rispettivamente a nord e a sud di via Cimatti, nella sua porzione all’esterno dell’area urbana, oltre la circonvallazione. Situazioni particolarmente delicate in quanto, a differenza delle aree per casse d’espansione già individuate dallo studio di Brath, qui sorgono svariati edifici, in cui abitano numerosi nuclei familiari. I quali, posato l’occhio sulle carte, non hanno potuto fare a meno di rimanere sgomenti, riconoscendo la propria casa esattamente al centro di un’area allagabile. "Ma al momento stiamo parlando del nulla – ribadisce l’assessore Bosi –. È l’Autorità di bacino l’ente che sta redigendo il piano di messa in sicurezza del territorio".

Filippo Donati