Martini, dall’Anic alla politica: "Ero spesso a Roma con De Michelis. Ma dopo Tangentopoli lasciai il Psi"

Dall’assunzione come operaio all’impegno come sindacalista Uil, fino al ruolo di consulente del ministro "E nel 1996 Forza Italia mi convinse a candidarmi al consiglio comunale, dove rimasi fino al 2010".

Martini, dall’Anic alla politica: "Ero spesso a Roma con De Michelis. Ma dopo Tangentopoli lasciai il Psi"

Martini, dall’Anic alla politica: "Ero spesso a Roma con De Michelis. Ma dopo Tangentopoli lasciai il Psi"

È stato fra i primi assunti all’Anic e a fine 1957 ha tenuto a battesimo, mentre tutto intorno ancora si costruiva lo stabilimento, l’avvio della produzione della gomma sintetica e il suo capoturno era un ‘tal’ ingegnere Gabriele Cagliari con cui poi avrebbe condiviso la scelta politica socialista. E all’interno dell’Anic, Pietro Martini ha ripercorso la doppia strada, di lavoratore sempre in prima linea e di sindacalista nelle file della Uil. E dal sindacato alla politica il salto è stato inevitabile, nel ‘68 la tessera del Partito socialista unitario, nel solco del padre socialdemocratico, poi, alla scissione, la scelta del Psi, l’elezione in consiglio comunale, gli incarichi nella segreteria del partito fino a segretario comunale, le frequenti chiamate a Roma come consulente del ministro De Michelis e l’assessorato all’Industria nella giunta Dragoni con il grande nodo del Centro carni di San Zaccaria. Allo sconvolgimento politico seguito a Tangentopoli Martini non si è riconosciuto più nel Psi di Del Turco e dopo il suicidio dell’ex capo e amico Cagliari, nel ‘96 passò a Forza Italia e immediato fu il ritorno in consiglio comunale, fino al 2010. La politica gli è rimasta dentro: "Divoro i giornali, sono molto più preparato adesso".

Fortunati i ragazzi della sua generazione, c’era lavoro per tanti in quegli anni ’50 quando arrivò l’Anic…

"Non solo la mia generazione, anche alcune delle successive, ma oggi è un disastro: all’epoca si riusciva abbastanza facilmente a costruirsi una casa, noi riuscimmo a farcela qui a Ravenna, oggi hanno invece costi impossibili da sostenere per un giovane. E poi ci si sorprende se non si fanno figli".

I suoi genitori erano di Ravenna?

"No, quando sono nato ancora non era scoppiata la guerra, abitavamo a Mordano e babbo Augusto e mamma Maria erano contadini. Si sono trasferiti qui nel ‘60 dopo che il babbo aveva trovato lavoro alla Ciclat".

Al passaggio del fronte quindi lei era un bambino…

"Avevo cinque e mezzo. Ricordo i bombardamenti aerei, le corse al rifugio che il babbo aveva costruito scavando nell’aia e coprendolo con tronchi d’albero. Un giorno una granata colpì la casa… Ricordo l’aereo Pippo, spesso arrivava di notte e chiedevo alla mamma a che cosa servisse. Poi il babbo acquistò una radio Ducati per sentire Radio Londra…".

L’infanzia quindi l’ha passata a Mordano…

"Sì, in campagna; per andare a scuola dovevo farmi tre chilometri a piedi all’andata e tre al ritorno. Poi le medie a Castel San Pietro. E dopo la terza mi sono fermato perché dovevo lavorare nei campi. Non avevo ancora 18 anni quando venni a sapere di un corso serale organizzato dalle scuole Alberghetti di Imola per preparare giovani per l’Anic, in costruzione a Ravenna, e mi iscrissi".

E fu assunto…

"Appena finito il corso arrivò la lettera di assunzione: 20 agosto ‘58. Ci fecero lezione per alcuni mesi nelle aule appena costruite, ci insegnavano elementi di fisica e soprattutto ci facevano conoscere ogni aspetto degli impianti: un’attività fondamentale non solo per l’addestramento, ma anche come modalità per creare fin dall’inizio un rapporto osmotico fra azienda e lavoratore. A fine anno ero pronto per entrare in attività nel reparto della gomma sintetica appena entrato in funzione. E sa chi era il mio capoturno?".

Dica…

"L’ingegnere Gabriele Cagliari, col quale sono sempre rimasto in rapporti di amicizia… Non le dico il dispiacere alla notizia del suicidio in cella. Pensi che nei primi tempi ero sempre in fabbrica, si dormiva nei capannoni dello stabilimento allestiti con letti, bagni e mensa. Poi nel 1960 babbo e mamma e Vittoria, mia sorella di quattro anni più giovane, come le ho detto vennero ad abitare a Ravenna e ci siamo fatti la casa in via Montebianco".

Era il periodo in cui lei iniziò a fare sindacato…

"Era inevitabile perché per la complessità dei reparti c’erano spesso problemi di gestione dell’imprevisto, di interventi d’emergenza e allora c’erano discussioni e partecipavo anche perché io non solo non mi sono mai tirato indietro, ero uno dei pochi che conosceva ogni centimetro degli impianti e sapevo sempre come e dove intervenire. Purtroppo invece nessuno di noi sapeva della pericolosità dell’amianto che era ovunque. Quanti colleghi morti… Ma questa è un’altra storia. Entrai nella Uil chimici e negli ultimi anni, già ero capoturno, fui eletto nella rappresentanza interna".

Poi la politica.

"Nel ‘67 mi iscrissi al Psu, il partito da poco nato dall’unione di socialisti e socialdemocratici. Tenga presente che la famiglia del babbo era socialdemocratica… Intanto mi ero sposato, nel ‘65, con Neris Vannini che avevo conosciuto a ballare al circolo repubblicano. È morta 14 anni fa… Abbiamo avuto due figli, Fabio e Carlo, e ho due splendidi nipoti, Edoardo e Gaia. Studiano Medicina al San Raffaele a Milano".

Poi il Psu nel ‘69 si spaccò…

"E io restai nel Psi, ho avuto incarichi nella segreteria, ma prevalentemente mi sono dedicato al sindacato fino a quando nel 1983 il partito non mi candidò al consiglio comunale. Fui il primo dei non eletti ed entrai in consiglio nel 1986. Nel 1988 fui rieletto e il sindaco Dragoni mi volle in giunta con delega all’Industria, all’Agricoltura, alle Municipalizzate e poi anche all’Edilizia privata".

In quel periodo nacque il Centro Carni di San Zaccaria…

"Per volere del consorzio dei comuni di Cesena, Ravenna e Forlì. Purtroppo la cooperativa che lo gestiva andò in crisi, riuscii comunque a trovare una soluzione e affidammo la gestione all’azienda Martini che poi chiese di acquisirne la proprietà. Ricordo che facevo riunioni quasi tutti i giorni, non fu facile convincere tutti. Martini divenne proprietario e il centro decollò, non c’era solo la macellazione, iniziavano le prime lavorazioni della carne confezionata pronta per le tavole…".

Lei aveva anche un filo diretto con Gianni De Michelis, ministro del Lavoro, delle Partecipazioni statali, degli Esteri…

"Ci eravamo conosciuti da ragazzi al volantinaggio alla Montedison di Porto Marghera. Lo invitai anche a Ravenna all’inaugurazione della nuova sede della Cna… Con lui avevo un particolare rapporto, ero spesso a Roma al suo ministero, mi fece conoscere un sacco di persone, ne divenni una specie di consigliere…".

Dopo la crisi della giunta Dragoni, lei chiuse con il Psi…

"Chiusi per la posizione assunta dal commissario del partito, Del Turco, nominato a seguito della bufera Tangentopoli, che voleva il Psi succube del Pds. E mi ritirai a vita privata fino al ‘96 quando Forza Italia mi convinse a candidarmi al consiglio comunale dove sono rimasto fino al 2010: avevo 72 anni e la moglie gravemente ammalata… E vorrei aggiungere un giudizio…".

Prego

"Anzi, due: uno su Dragoni, ho un buon ricordo di lui, l’ho sempre rispettato, è stato dimenticato. L’altro è un giudizio politico negativo sui ravennati eletti negli anni in Regione per Forza Italia. Comunque la politica mi appassiona sempre e sono sicuro di saperne molto di più ora che allora…".

Carlo Raggi