Josefa Idem (Ansa)
Josefa Idem (Ansa)

Ravenna, 10 gennaio 2010 - Senatrice Idem è giusto dare per scontato, come dicono nel Pd, che non si ricandiderà?

«Tenendo in considerazione che normalmente i parlamentari e i senatori del Pd partecipano ad almeno due legislature, sarebbe più corretto dire che la mia intenzione di non ricandidarmi non è scontata, ma dichiarata da me in diversi ambienti (tra cui quelli del Pd) da almeno due anni».

Lei è stata ‘primadonna’ del Pd, ministro, poi la vicenda ICI, quindi senatrice a tempo pieno. Cosa le è rimasto di questa esperienza romana e quale bilancio fa del suo mandato?

«La mia idea iniziale era quella di dare un contributo ad una riforma organica e strutturale della legislazione nel settore sport e non a caso la mia campagna elettorale, nel 2013, si è snocciolata esattamente su questi temi. L’attuale tessuto normativo, in parte risalente a 40anni fa, non è adeguato al grande cambiamento avvenuto nello sport. Solo qualche esempio, tra molti altri, di necessarie modifiche: far gestire il movimento, fondamentale nello sviluppo del bambino, a persone con laurea specifica anche nelle scuole elementari; garantire quindi giusto riconoscimento e collocazione ai laureati in scienze motorie; tutelare atleti e allenatori, ad ora trattati legalmente come dilettanti, malgrado il totale impegno professionale; garantire le giuste infrastrutture sul territorio, dato l’innegabile valore sociale dello sport. Per dare un’idea più complessiva del lavoro che ci attenderebbe in questo ambito politico, rimando alla lettura della risoluzione formulata e votata dalla Commissione VII a conclusione dell’esame dell’Affare assegnato sullo stato di salute dello sport di cui sono stata relatrice)»

Così da ’tecnico’, si è ritrovata in parlamento?

«Insomma, il mio lavoro doveva essere quello appena menzionato, più tecnico, e non mi sarei aspettata di essere scelta come capolista al Senato e nemmeno essere incaricata come ministra per ben tre dicasteri ( sport, pari opportunità, politiche giovanili) faceva parte delle mie programmazioni. Con questo però non voglio dire che questi passaggi siano stati privi di logica perché voglio ricordare che prima di entrare in politica sono stata una persona e un’atleta apprezzata e stimata non solo per la sua carriera sportiva, ma anche per le profonde conoscenze del settore che avevo maturato negli anni. La mia motivazione coincideva con quella del PD: dovevamo fare sì che lo sport potesse diventare un grande tema politico, all’altezza del suo valore sociale. Il resto è agli atti. Su quella che chiamano la mia vicenda hanno banchettato in tanti, ma ancora oggi preferisco non commentare. Tuttavia, ci sono alcune certezze. La prima è che ho sbagliato a voler applicare la mentalità dell’atleta vincente, quella che aveva imparato a programmare le mosse utili ai fini del risultato, al sistema della politica. I sistemi, specie quelli politici, sono guidati da altre logiche, a volte non efficaci, ma certamente diverse e perciò da considerare. La seconda è che abbiamo perso un’occasione, per lo sport e per Ravenna, e questo mi dispiace davvero tanto. Da senatrice ho difeso le cause ravennati lì dove il mio ruolo me lo consentiva, nei contatti coi ministeri, facendo proposte legislative a supporto della nostra realtà, alla promozione del nostro grande passato, della nostra cultura. Il mio ddl che proponeva norme per la promozione di iniziative in occasione del settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri è stato firmato da ben 72 rappresentanti di quasi tutte le forze politiche, ma ovviamente le possibilità di successo sono minori quando non si ha un ruolo esecutivo».

28 dicembre

È delusa dalla politica?

«Ho accettato di candidarmi perché credevo che la politica necessitasse di un metodo, di un approccio diverso rispetto al passato. Sono caduta vittima del contesto che avrei voluto cambiare, l’avrei voluto cambiare assieme al mio partito, il Pd, e questo mi dispiace. Ad ogni modo, più che sentirmi delusa, trovo confermata la mia ipotesi di partenza».

Delusa dal Pd?

«Va premesso che non esistono matrimoni perfetti. Sono stata relatrice in aula per due ddl, quello sullo ius soli degli sportivi e quello sui mandati del Coni: due conquiste nel panorama delle cose da fare. Nell’ultima legge di bilancio sono stati inseriti numerosi finanziamenti anche su temi sportivi che avevamo segnalato come Commissione. Ma, e questo mi sembra ovvio, da grande appassionata dei temi sportivi, ho occhi solo per i cantieri ancora aperti».

Come è stato in questi anni il rapporto con Ravenna? Si è mai sentita isolata?

«Da quando vivo in Italia abito a Santerno, a 15 km dalle porte di Ravenna, ed essere un po’ lontana dalla vita della città è questione geografica. Detto ciò, non mi sono mai sentita isolata dalla mia città. E, sinceramente, non capisco nemmeno la domanda».

Ora che farà? Con la politica ha chiuso? Tornerà a occuparsi di sport?

«Mi sono sempre occupata di sport e continuerò a farlo. Per quanto concerne la politica ritengo che non c’è chi possa non occuparsene. In fondo, ogni cosa che facciamo, immersi nei contesti sociali come siamo tutti noi, corrisponde ad un’azione politica».

lo. tazz.

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