Gli albergatori lanciano l’allarme sul redditizio business messo in piedi dalle piattaforme online per gli affitti
Gli albergatori lanciano l’allarme sul redditizio business messo in piedi dalle piattaforme online per gli affitti

Reggio Emilia, 11 novembre 2018 – Il fenomeno degli affitti brevi a scopo turistico (abitazioni private cioè trasformate in strutture ricettive) collegati alle grandi piattaforme online ha ormai respiro mondiale e Reggio non fa eccezione. Come avviene in moltissime grandi città nel mondo, anche in Italia si sta consolidando un movimento teso a chiedere una regolamentazione di un settore che ha assunto ormai i connotati di un redditizio business che però sfugge alle regole cui è sottoposta invece la cosiddetta ricettività tradizionale (alberghi in primo luogo).

L’ultimo grido di allarme è stato lanciato dalla Confesercenti regionale che ha commissionato al Centro studi turistici di Firenze un’indagine volta ad analizzare le proposte ricettive (tra appartamenti, monolocali, ville, residence, mobile-home, rustici, cottage, B&B) dell’Emilia Romagna sui principali portali di commercializzazione.

Brand ormai entrati nella nostra vita di tutti i giorni: Airbnb, Booking, Expedia, Tripadvisor, HomeAway per citare i più famosi. E la sintesi è molto chiara: in Emilia Romagna, Reggio compresa, a settembre (mese di riferimento) si è registrato un incremento dell’offerta turistica ricettiva gestita in forma privata (appunto case, camere, appartamenti e B&B) sui principali portali di promo-commercializzazione online. Con aumenti che su base annua sfiorano in alcuni casi il 30%. «Un fenomeno con dimensioni significative – denuncia Asshotel Confesercenti – e preoccupanti tanto da dar luogo a concorrenza sleale con le altre forme di ricettività e una vera turbolenza anche nel mercato degli affitti abitativi».

I numeri lo confermano. Per Reggio lo studio ha preso in esame solo il capoluogo. La ricettività ufficiale gestita in forma imprenditoriale comprende in città 93 esercizi per complessivi 3.015 posti letto e la parte del leone la fanno gli alberghi, 27 per 2.268 posti letto. Se ora andiamo a vedere le piattaforme online ci rendiamo conto di come le strutture private stiano prendendo sempre più piede. Cominciamo da Tripadvisor. A settembre erano presenti 89 strutture: 20 hotel, 35 B&B, ma 13 case vacanza e 21 altri alloggi. HomeAway offriva 133 fra case, appartamenti, residence: 52 gestiti da aziende, ma ben 81 da privati quindi circa due terzi.

Anche su Expedia c’è una rimonta decisa degli alloggi privati: su 67 offerte, 24 sono hotel, 10 B&B ma ben 33 appartamenti.

E veniamo ad Airbnb, colosso mondiale dell’home sharing finito nel mirino da New York a Parigi, da San Francisco a Londra. Sempre riferendoci a settembre, su Reggio città comparivano 174 annunci: ben il 45% case intere/appartamenti, il 51% stanze private, il 4% stanza condivise. Quanto ai proprietari, 22 hanno più d’un appartamento (i cosiddetti multihosts), 102 un singolo appartamento. Considerando tutti, 29 (il 23%) sono considerati superhosts, vale a dire proprietari che rispondono per qualità e quantità a determinati criteri di Airbnb. «Si presuppone cioè in questi casi un’attività continuativa che poco ha a che fare con il semplice home sharing».

Ma quanto rende a Reggio una casa intera affittata tramite Airbnb? La tariffa media giornaliera (più le spese di pulizia) è di circa 61 dollari (53-54 euro). Ma un altro indice è significativo secondo Confesercenti: «Il tasso di occupazione di una casa, il numero cioè dei giorni prenotati diviso per il numero totale dei giorni disponibili, è del 72%, addirittura più alto di quello degli alberghi».