Il piccolo, 4 mesi, è spirato all'ospedale Sant'Orsola di Bologna
Il piccolo, 4 mesi, è spirato all'ospedale Sant'Orsola di Bologna

Reggio Emilia, 24 marzo 2019 - Un neonato di 4 mesi è morto nella notte tra venerdì e sabato all'ospedale Sant'Orsola di Bologna, dopo essere stato trasportato venerdì pomeriggio in elisoccorso dal nosocomio di Scandiano. Il trasferimento era stato deciso perché le sue condizioni erano già gravissime. Il bimbo, di origini ghanesi, sembra essere stato sottoposto a una circoncisione fatta in casa, che ha avuto conseguenze fatali. Nonostante gli sforzi prodigati dai medici reggiani prima e bolognesi poi, per il piccolo non c'è stato nulla da fare.

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Sulla terribile vicenda la Procura reggiana ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo. Sono indagati il padre, quarantenne, e la madre, trentenne. La famiglia, di origine ghanese, residente a Scandiano, ha altri tre figli, tutti più grandi del fratellino morto ma comunque minori. I genitori saranno ascoltati nei prossimi giorni e si attende che sia disposta l'autopsia sul corpo del piccolo. I carabinieri di Reggio Emilia indagano per risalre ai fatti che hanno portato al tragico decesso. 

Il ministro della Salute Giulia Grillo interviene su Facebook: "Un altro bimbo morto per una circoncisione rituale fatta in casa in modo illegale. La circoncisione è un'operazione chirurgica e va fatta rispettando le norme igienico-sanitarie. La salute e la vita dei bambini vengono prima di tutto. Esistono dei protocolli e medici che possono aiutare le famiglie a fare le cose come devono essere fatte. Non fatelo in casa, non rischiate!", ha scritto in un post. 

“È un fatto gravissimo e auspico che i responsabili paghino severamente di fronte alla legge per questo atto inaudito”, commenta Alessio Mammi, sindaco di Scandiano. “Tutta la comunità – prosegue - si stringe intorno al bambino che ha perso la vita per un atto gravissimo, ci stringiamo in preghiera”. Poi aggiunge: “E' naturalmente gravissimo che questo accada nel 2019, è preoccupante che ci siano ancora individui che praticano queste attività rituali, di carattere molto antico, che portano a rischiare la vita di bambini così piccoli”, soprattutto considerando “che abbiamo una rete di servizi territoriali molto capillari che consentono di fare simili interventi in sicurezza e nelle fasi di vita più adeguate per i bambini”.