Piero Pini, patron del Gruppo omonimo, re delle bresaole
Piero Pini, patron del Gruppo omonimo, re delle bresaole

Reggio Emilia, 30 marzo 2019 - Un terremoto. All’indomani del salvataggio del marchio Ferrarini ad opera del Gruppo Pini di Sondrio, leader europeo delle bresaole, arriva la notizia: il nuovo proprietario (con le quote di maggioranza) dell’azienda di salumi di Rivaltella, Piero Pini, è stato arrestato a inizio marzo in Ungheria. La notizia, rimasta ignota in Italia, è stata diffusa su molti quotidiani e siti ungheresi nelle settimane scorse. La confermano anche fonti italiane. A gestire la trattativa reggiana come amministratore unico, giusto specificarlo, è stato però il figlio Marcello.

Non si conoscono ancora i dettagli riguardo all’arresto in Ungheria di Piero Pini, ma qualcosa emerge dagli articoli riportati sul web. L’imprenditore sondriese è stato arrestato in Ungheria il 6 marzo scorso con l’accusa di frode fiscale. ‘Il re delle bresaole’ col Gruppo Pini infatti detiene la Hungary Meat Ltd, una tra le più grandi società di carne del Paese dell’Est (situata su un’area di 40mila metri quadri ed è in grado di macellare 700 suini all’ora), con un fatturato di un miliardo di fiorini ungheresi (circa 300 milioni di euro). Da quanto si apprende dai giornali del posto, l’industriale avrebbe anche cercato di offrire una cospicua cauzione per essere liberato, ma non è stata accolta: la giustizia ungherese ha deciso che vuole prima concludere le indagini, volendo andare a fondo alla storia.

Non è la prima volta che Pini finisce nei guai. Con la stessa accusa infatti fu fermato – e poi rilasciato poco dopo – anche nel dicembre 2016 in Polonia dove il gruppo valtellinese ha un altro stabilimento produttivo che vanta l’impianto più grande e moderno del Paese per la macellazione dei suini. Tra le altre imputazioni vi erano pure Iva non versata, riciclaggio e contratti di lavoro non idonei per una frode fiscale da circa 8 milioni di euro con false fatture.

Il colosso gestito da Piero Pini ha deciso di acquisire Ferrarini, in difficoltà finanziarie (ma non industriali) portando a termine la trattativa proprio nelle settimane scorse. Il Gruppo lombardo ha deciso di entrare con le quote di maggioranza dentro Ferrarini, senza però sconvolgerne il management e lasciando anche la famiglia reggiana al timone. Ma è chiaro che la notizia dell’arresto di Piero Pini farà tremare i polsi ai circa 800 dipendenti reggiani, che avevano appena tirato un sospiro di sollievo dopo settimane d’agonia, in attesa di una risoluzione della crisi di Ferrarini.