Onorevole Maria Edera Spadoni, quali sono le ragioni del suo Sì e quelle del M5s? "Innanzitutto la coerenza. In questi 40 anni tutti gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, hanno portato avanti la riduzione dei parlamentari senza mai approvarla definitivamente. Poi per responsabilizzare: ci sono troppi assenteisti. Altra ragione è la modernizzazione: abbiamo un rapporto tra parlamentari e popolazione troppo basso rispetto agli altri Paesi. Votando sì, avremo un parlamentare ogni 100mila abitanti, allineandoci a Francia e Germania. Infine, per risparmiare centinaia di milioni...

Onorevole Maria Edera Spadoni, quali sono le ragioni del suo Sì e quelle del M5s?

"Innanzitutto la coerenza. In questi 40 anni tutti gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, hanno portato avanti la riduzione dei parlamentari senza mai approvarla definitivamente. Poi per responsabilizzare: ci sono troppi assenteisti. Altra ragione è la modernizzazione: abbiamo un rapporto tra parlamentari e popolazione troppo basso rispetto agli altri Paesi. Votando sì, avremo un parlamentare ogni 100mila abitanti, allineandoci a Francia e Germania. Infine, per risparmiare centinaia di milioni che potranno essere utilizzati per i bisogni del Paese". Da vicepresidente della Camera conosce la mole di lavoro del Parlamento. Tagliare i membri potrebbe creare rallentamenti?

"No, restituiremmo qualità ed efficienza. Maggior peso e responsabilità. E più riconoscibilità. Uno degli effetti indiretti del taglio sarà quello di snellire i lavori e favorire l’attività legislativa, come hanno sottolineato alcuni giuristi. Chi dice il contrario parla di sciocchezze. Oggi alla Camera abbiamo commissioni composte da 45 deputati, un numero spropositato che non permette di lavorare agevolmente. Con la riforma si arriverà a 2829 componenti, si lavorerà meglio".

Potrebbe esserci un problema di rappresentanza con il numero di elettori raddoppiati per ogni parlamentare qualora dovesse passare il Sì?

"Chi pensa ciò non considera che molti politici si candidano in territori senza conoscerli. Si presentano solo per entrare in Parlamento. Con la riforma aumenterà il peso specifico degli eletti, che diventano più identificabili e riconoscibili. Infine si riequilibra il rapporto tra le diverse forze politiche e gli elettori".

Occorre però una nuova legge elettorale.

"La vittoria aprirebbe una nuova breccia nelle incrostazioni della politica, inaugura una fase di riforme orientate alla qualità e all’efficienza e dà ai cittadini la possibilità di realizzare ciò che hanno sempre chiesto: meno e meglio. Col referendum si inizia quindi a spostare il "potere" dai partiti ai cittadini. Faremo una nuova legge elettorale. Il testo – che tiene conto del taglio dei parlamentari – è già stato predisposto dal collega Giuseppe Brescia, presidente commissione Affari Costituzionali, depositato mesi fa. È un sistema proporzionale, con soglia di sbarramento al 5% e il cosiddetto ‘diritto di tribuna’ per i piccoli partiti. Noi del M5s chiederemo con forza di ritornare alle preferenze. Devono essere i cittadini a scegliere chi mandare in Parlamento, non le segreterie di partito".

Se vince il ‘No’ il Governo sarebbe a rischio caduta?

"Il referendum non è un voto sul Governo ma se si è d’accordo o meno di tagliare il numero dei parlamentari, riforma sostenuta da tutti gli schieramenti politici. Il fronte del No è tutto interno alla vecchia politica. Non la vuole chi teme di non essere rieletto, chi difende i propri interessi personali e non pensa ai danni che fa al Paese".

Daniele Petrone