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22 giu 2022

Biagetti: "La curva dei contagi è in risalita"

L’infettivologo dell’Ausl: "In una settimana abbiamo avuto 1.900 positivi. Difficile gestire chi ha anche altre patologie"

22 giu 2022
Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive di Rimini
Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive di Rimini
Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive di Rimini
Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive di Rimini
Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive di Rimini
Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa malattie infettive di Rimini

Si rialza la marea. Quella dei contagi, portando con se gli spettri di un’ondata di casi che in questi giorni stanno salendo quotidianamente spinti da un lato dalla variante Omicron 5 e dall’altro da un allentamento delle misure di prevenzione. Un mix di ingredienti che hanno "fatto raddoppiare i dati nel riminese passando da 826 a 1.900 questa settimana", come spiega l’infettivologo Carlo Biagetti, direttore dell’unità operativa di malattie infettive di Rimini per l’Ausl Romagna.

A cosa è dovuto questo raddoppio nell’arco di appena sette giorni?

"Al di là degli allentamenti, sacrosanti, delle restrizioni, dobbiamo ricordarci che il virus segue le sue vie di trasmissione a prescindere dai decreti. Questo abbassamento della guardia nelle ultime settimane viene poi affiancato dal circolare di due varianti, la B4 e B5, tra le quali non è ancora chiaro del tutto quale sia la dominante, ma entrambe hanno un grado di contagiosità molto maggiore".

Stesso discorso anche per i risvolti gravi della malattia dopo il contagio?

"Questo no. La contagiosità del virus è maggiore sì e incontra sempre meno barriere, però gli effetti che ha sugli individui è ridimensionata. Non abbastanza però da arrivare ad associare il Covid a una comune influenza".

Questo discorso nel nostro ospedale che traduzione concreta ha?

"Al momento in ospedale ci sono 32 ricoverati perché positivi al tampone. Ma i ricoverati a seguito di polmoniti gravi sono pochissimi. Uno si trova nell’unità che dirigo e un altro in terapia intensiva".

Quali quadri clinici presentano quindi gli altri pazienti?

"Sono pazienti che accedono all’ospedale per motivi diversi. Ma che sottoposti al tampone risultano positivi. E qui si crea la grande sfida a cui è chiamata la sanità in questa fase della pandemia".

E cioè?

"Cioè saper gestire i casi positivi che entrano in ospedale per problematiche connesse ad altre patologie, garantendogli lo stesso percorso di cura, per tempi e prestazioni, che avrebbero se negativi".

C’è una ricetta per arrivare a questo risultato?

"Non è semplice, perché appunto un paziente Covid va trattato con tutte le precauzioni del caso, che in ospedale da gennaio abbiamo persino rafforzato. A Rimini stiamo cercando di mantenere delle ’sacche’ all’interno dei vari reparti, cardiologico o ortopedico per fare degli esempi. In questo modo proviamo a mantenere i pazienti all’interno del reparto in cui devono essere curati per le rispettive patologie, ma senza andare a creare un rischio per la linea pulita".

Ma se i contagi dovessero ancora aumentare qual è la strategia per correre ai ripari anche in termini di ricoveri?

"Non usiamo il condizionale. I contagi aumenteranno nelle prossime. In ospedale stiamo lavorando sempre sul filo dell’equilibrio. Nel senso che posti vuoti non ce ne sono, ma provvediamo a procurarne all’occorrenza. In questo momento, complici appunto quadri clinici meno severi, a un aumento dei contagi non c’è un proporzionale aumento dei ricoveri. Ma restiamo in allerta".

Francesco Zuppiroli

© Riproduzione riservata

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