"Per me è un ritorno alla vita". Stefano Vitali era presente ieri sera in aula, quando i giudici del tribunale di Rimini hanno letto una sentenza di assoluzione con formula piena. L’ex presidente della provincia è subito corso ad abbracciare il suo avvocato, Moreno Maresi. "Sono stati nove anni di morte civile, dal 2013 quando è cominciata la vicenda fino ad arrivare ad oggi. Sono contento che si sia finita in questo modo. Forse posso avere commesso sbagli sul piano politico, ma mi interessava dimostrare di non avere colpe sul piano penale. Finalmente ricomincio a vivere, e per questo voglio ringraziare i miei avvocati, Moreno Maresi e Mattia Lancini". Esultano anche i legali di Lorenzo Cagnoni (foto), Cesare e...

"Per me è un ritorno alla vita". Stefano Vitali era presente ieri sera in aula, quando i giudici del tribunale di Rimini hanno letto una sentenza di assoluzione con formula piena. L’ex presidente della provincia è subito corso ad abbracciare il suo avvocato, Moreno Maresi. "Sono stati nove anni di morte civile, dal 2013 quando è cominciata la vicenda fino ad arrivare ad oggi. Sono contento che si sia finita in questo modo. Forse posso avere commesso sbagli sul piano politico, ma mi interessava dimostrare di non avere colpe sul piano penale. Finalmente ricomincio a vivere, e per questo voglio ringraziare i miei avvocati, Moreno Maresi e Mattia Lancini". Esultano anche i legali di Lorenzo Cagnoni (foto), Cesare e Roberto Brancaleoni. "Non possiamo che esprimere massima soddisfazione per la sentenza di ieri che, a quasi 9 anni dall’inizio delle indagini, ha sancito finalmente l’assoluta innocenza del presidente di Ieg Cagnoni anche rispetto all’ultimo reato contestato, dopo che egli era stato prosciolto in questi anni dagli altri 10 capi di imputazione che gli erano stati contestati ingiustamentei, tra cui l’infamante accusa di aver fatto parte di una associazione a delinquere, già definita fantomatica dal giudice dell’udienza preliminare. Siamo lieti di aver combattuto in questi anni perché venisse verificata e dichiarata la piena correttezza dell’operato del presidente Cagnoni, persona retta che ha avuto come proprio obiettivo sempre e soltanto il bene della Fiera di Rimini, dell’aeroporto e della città".

In serata poi è arrivato anche il commento del sindaco Sadegholvaad. "Si dice tutto è bene quel che finisce bene’. Ma questo è un modo di dire, nella realtà c’è la vita. Per questo la contentezza e la gioia per l’assoluzione di Andrea Gnassi e Stefano Vitali, nel processo Aeradria, non può far dimenticare la loro sofferenza personale negli ultimi 9 lunghissimi anni che anche io ho in parte vissuto lavorando con loro. Momenti duri, in cui faceva male rendersi conto del loro dolore, della loro frustrazione nel vedersi additati di reati che sapevano bene di non aver commesso. Ma chi ha seguito il processo si è reso conto dell’insussistenza delle accuse, la sentenza conferma il loro corretto comportamento e lo stesso vale per Cagnoni e Maggioli". Un primo punto fermo nella maxi inchiesta Aeradria era arrivato già nel 2016, quando gli ex vertici della società Riviera di Rimini (Iliana Baldelli, Cesare Ciavatta, Ennio Sanese, Maurizio Cecchini e Pierluigi Gasperini) avevano chiesto di patteggiare un anno e 10 mesi oltre alla pena accessoria di 100mila euro come risarcimento. Ai loro patteggiamenti si erano aggiunti quelli di Massimo Vannucci, ex vice presidente della società di gestione dell’aeroporto (due anni e 8 mesi) e di Alessandro Giorgetti (ex presidente di Air, controllata di Aeradria) il quale aveva raggiunto un accordo di 2 anni e 11 mesi. Nel 2018 un altro patteggiamento illustre, quello di Massimo Masini, ex presidente di Aeradria: tre anni e 10 mesi. Le persone inizialmente indagate erano, a vario titolo, 34: nel 2015 la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per 19 di loro, negli anni successivi gli imputati sono scesi da 19 a 12. Dalle piste di atterraggio del ‘Fellini’ l’inchiesta si era rapidamente spostata ai palazzi della politica, con vari nomi illustri della società e del mondo economico riminese che erano finiti nel registro degli indagati. Le Fiamme gialle avevano puntato il dito soprattutto su un finanziamento da un milione e 200mila euro che Carim avrebbe concesso ad Aeradria sulla scorta delle cosiddette ‘lettere di patronage’.

l. m.