Emmanuele Forlani, nuovo direttore del Meeting con l'inviato di Striscia Brumotti
Emmanuele Forlani, nuovo direttore del Meeting con l'inviato di Striscia Brumotti

Rimini, 9 agosto 2019 - L'esperienza del Movimento di Comunione e Liberazione, nata più di 60 anni fa da un’intuizione di don Luigi Giussani, può piacere o non piacere, così come il suo frutto più appariscente, il Meeting di Rimini. Ma aldilà di giudizi (e a volte anche pregiudizi: tanti) c’è un dato oggettivo: la settimana riminese di agosto, che compie quest’anno 40 anni, è un ‘esperienza unica e straordinaria nel suo genere. Non c’è nulla in Italia, e forse in Europa, che per quattro decenni riunisca le piu grandi personalità del mondo, miscelate con gente comune, centinaia di migliaia di persone che aspettano il Meeting in molti casi per godersi le ferie.

Domenica 18 agosto l’edizione numero 40 sarà aperta dal presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, mentre l’ultimo giorno il saluto finale sarà del neo-presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Nel mezzo, di tutto e di più. Intelligenza artificiale, spazio Brain dedicato al cervello umano, lavoro e Sussidiarietà, la vita nelle città, la cooperazione internazionale, la salute, il dialogo con il mondo musulmano, lo sport, l’arte e temi come libertà, diritti, democrazia. A ciascuno di questi macrotemi sará dedicato un padiglione, per circa 130mila metri quadri di esposizione.

E poi i protagonisti dello sport, come Zanetti, Seedorf, Tommasi, Torricelli, Sacchi, Bergamasco e grandi atlete come Vezzali, Schiavone, Piccinini; l’astronauta Nespoli, in occasione dei 50 anni dell’uomo sulla luna. Spettacolo inaugurale al teatro Galli di Rimini, ci saranno anche un concerto di Edoardo Bennato e uno spettacolo di Gioele Dix. Non mancano protagonisti dell’economia e delle istituzioni. Fra le mostre, una dedicata a un vecchio mito del popolo ciellino, Giulio Andreotti, nel centenario della nascita. 


Il Meeting che parte a Rimini fra dieci giorni, domenica 18 agosto, compie 40 anni e vede al debutto come direttore Emmanuele Forlani, classe 1974, riminese, padre di tre figli. 
Cos’era il Meeting ieri, cos’è oggi e cosa sarà domani?
«Meeting significa incontro ed è ciò che è avvenuto centinaia di migliaia di volte in questi quattro decenni, con persone significative come san Giovanni Paolo II, santa Madre Teresa di Calcutta, leader globali come Tony Blair o artisti come Eugène Ionesco e tanti altri».
Cos’è successo in questi 40 anni?
«Il Meeting ha attraversato da protagonista la storia italiana ed internazionale degli ultimi anni. Qualcuno ha detto, molte edizioni fa, che da qui la storia passa in anticipo». 
Cosa accadrà da domenica 18 agosto a Rimini?
«Tanto! A volte sembra anche troppo. Incontri, mostre, spettacoli, sport. Oltre 500 relatori, 800mila presenze. Con un particolare, che contribuisce all’unicità del Meeting: ingresso e parcheggio gratuiti. In tutto questo la grande ricchezza di un’infinità di incontri imprevisti».
Perché centinaia di migliaia di persone vengono a Rimini da voi per una settimana?
«Le nostre indagini confermano una sensazione ormai consolidata: chi viene al Meeting mette al primo posto gli incontri con gli amici vecchi e nuovi, per l’accoglienza che scopre. In fondo Il Meeting non è altro che un luogo di incontro, dove a tema c’è l’esperienza e la domanda di un bene per sé e per gli altri».
E poi?
«Basta dare un’occhiata al programma per accorgersi che c’è qualcosa per tutti i gusti e gli interessi: cultura, scienza, società, economia, educazione, sport, politica. Si affrontano temi che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni, partendo dall’esperienza, non dall’istinto e nemmeno dalla tecnica. Chi viene al Meeting una volta, poi torna tutti gli anni. E chi si ferma a giudicare dal balcone o non è mai venuto, ha un’idea del Meeting che con il Meeting non c’entra nulla». 
A proposito: fino a pochi anni fa, diciamo pure finché Formigoni era in auge, si diceva che il Meeting era la più grande vetrina politica dell’anno...
«Qui si affrontano tutti gli aspetti della vita, tra i quali c’è anche la politica. Se ne è sempre parlato invitando le istituzioni ed anche quest’anno lo abbiamo fatto».
Però non è un mistero che fino a quando il successore di don Giussani, Julian Carron, disse più o meno che se un ciellino fa politica attiva sono soli affari suoi, dentro al Movimento si votava al 90% prima Dc (quante ovazioni per Andreotti...) e poi Forza Italia (bagni di folla per Berlusconi, Formigoni cerimoniere del Meeting, eccetera eccetera). Ora?
«La svolta che dice lei è stata più percepita dai media che dal Meeting. Troppo spesso negli anni si è identificato il Meeting come una corrente partitica, nulla di più distante da quanto avveniva nella settimana riminese».
Ma con chi sta Cl, con chi sta il Meeting?
«Mi è sempre stata stretta la coincidenza tra giudizio e schieramento. Il primo, il giudizio, non è mai venuto meno e anzi oggi lo ritengo ancora più profondo e attinente che mai. Per questo siamo sempre stati liberi tutti. E a proposito di bagni di folla: ce ne sono stati molti, se consideriamo che gli incontri dedicati al titolo di ogni edizione vedono la partecipazione media di diecimila persone. Peccato che questo non abbia mai fatto notizia».
I titoli: ci spiega l’intrigante ma complicato “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi” di quest’anno?
«I nostri titoli sono sempre un po’ misteriosi, lo devo ammettere. A distanza di quasi un anno dal lancio lo trovo centratissimo ed estremamente attuale. Chi sono io, la mia identità, non sono autodeterminati o frutto di un pensiero o dei miei antecedenti. Il mio nome è determinato da ciò che i miei occhi guardano, cercano, e soprattutto da ciò che attira la mia attenzione. Esperienzialmente, in un innamoramento, è lo sguardo della persona amata che mi dà forma».
Del suo Meeting, cosa metterebbe in bacheca?
«Metterei in bacheca non tre momenti ma tre colonne: i volontari, gli ospiti, i partecipanti. Poi c’è la quarta colonna, determinante per stare in piedi: il Padre Eterno, capace di scrivere dritto su righe storte».
Parliamo dei volontari. Migliaia di giovani che si consumano le ferie a Rimini.
«Mi piacerebbe raccogliere le decine di migliaia di testimonianze di quarant’anni. Sono tremila i volontari che a partire da questa settimana costruiscono il Meeting, ne dettano il clima e lo rendono possibile. Non è un caso che tutti gli ospiti, salutandoci, sottolineano con stupore ciò che hanno visto negli occhi dei volontari. A proposito del titolo di quest’anno…».
E a proposito di quest’anno, è il suo debutto, dopo 36 anni di Sandro Ricci. Emozionato?
«Certamente emozionato, ma non solo. Il Meeting non è mai cresciuto con un uomo solo al comando, ma con uno straordinario lavoro di squadra. Gli amici sono davvero tanti! La sensazione è di gratitudine per tutta la mia storia e di grande curiosità. Tenere gli occhi aperti è la parte più gustosa, oltre che efficace».