Gratien Alabi (foto Fornasari)
Gratien Alabi (foto Fornasari)

Rimini, 15 febbraio 2017 - «Vieni da me a fare l’amore? Lo sai che con me puoi fare l’amore…». «No no… non vengo». Lei, insiste: «Dai vieni che ci facciamo la doccia insieme». E lui: «Vedo un po’…». Altra chiamata, altra donna. «Vengo da te? Ti va?». E lui: «No (ride) che poi tu vuoi i soldi. E io non ho soldi da dare. Ora non posso parlare sono in treno». Altra chiamata. Voce femminile: «Quando vieni a trovarmi? Mio marito è partito sono libera». Lui ride: «Ah è andato via? E tuo figlio e il cane sono lì con te?».

Frasi piccanti. Troppo piccanti. Perché sono quelle che si sono scambiate due donne straniere residenti a Perugia (una prostituta, l’altra nomade) con padre Gratien Alabi, fra il 2014 e il 2015. Il prete congolese è stato condannato a 27 anni di carcere dalla Corte d’Assise di Arezzo per l’omicidio di Guerrina Piscaglia, scomparsa da Ca’ Raffaello il 1° maggio 2014.

Oggi spuntano le intercettazioni telefoniche con le donne di Perugia, andate in onda durante il programma ‘Quarto Grado’ su Rete 4. Atteggiamenti e chiacchierate davvero ambigue per un prete. E che una volta ascoltate dal vivo, hanno sconvolto il pubblico e gli opinionisti in studio. «Uno che chiama queste donne e si scambia con loro questo tipo di telefonate - commenta un parroco ospite, don Patrizio Coppola - è un uomo qualunque, forse un po’ malato, ma non un uomo di Dio». In tv c’è chi accusa Alabi di essere bugiardo, come il referente dell’associazione Penelope (associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse) e chi continua a puntare il dito contro la Chiesa e la decisione di non averlo ancora scomunicato.

Il frate premostratense, infatti, si trova ancora ai domiciliari nel convento di Roma, con braccialetto elettronico, e ogni giorno continua a celebrare messa. Non è stato sospeso dalle sue mansioni perché il ‘processo’ della curia per la sospensione dei sacri ministeri non è mai iniziato. Dalla diocesi di Arezzo o dal suo ordine premostratense non è partita la richiesta. «Con questo tipo di prove - commenta ancora don Patrizio - ci possono essere invece gli estremi per il ritorno di Alabi allo stato laico».

Eppure padre Gratien continua a dichiararsi innocente riguardo l’omicidio di Guerrina. E a negare qualsiasi contatto con queste due donne straniere di Perugia, ascoltate anche in aula durante il processo a suo carico. Gli avvocati di Alabi, intanto, da giorni stanno studiando le carte delle motivazioni depositate il 20 gennaio dalla Corte d’Assise. E si dicono pronti per ricorrere in appello. «Questa volta dobbiamo vincere» commenta Francesco Zacheo. Nessuna anticipazione ancora sul dossier della difesa, ma sarà consegnato entro fine febbraio, primi di marzo.