Mi è capitato di leggere a distanza di due giorni il caso della bambina violentata e uccisa dai partigiani nel 1943 in provincia di Savona e subito dopo la testimonianza della senatrice a vita Liliana Segre alla cittadella della Pace di Rondine vicino Arezzo. I giornali hanno riportato l’intervento della Segre. Non mi ha tanto colpito l’articolo o la foto, nulla da dire, quanto la frase che primeggiava:“Io non perdono”. La Segre non odia ma non perdona: che senso ha? E il genitore (la madre ha fatto la stessa fine della figlia) della piccola Giuseppina Ghersi che sentimento dovrà provare?

Lungi da me cercare un confronto. Ma una riflessione sul clima di intolleranza che regna da qualche tempo nel nostro Paese, è di dovere visto che gli appelli alla pace vengono dalle stesse persone che l’alimentano con dichiarazioni e/o posizione di parte. Lo stesso Papa condanna la cultura dello scarto e noi la dobbiamo subire ad opera di coloro che ci governano? All’intervento della Segre erano presenti i Presidenti delle due Camere del Parlamento, il Presidente del Consiglio Conte, il Presidente della CEI, i ministri Di Maio, Lamorgese e Azzolina: sono questi che parlano di pace al popolo Italiano? E poi accusano la destra. Chiedo scusa, ma doverosamente, come qualsiasi cittadino, mi sento tradito da chi, invece, dovrebbe essere al di sopra delle parti e praticare la “giustizia” della parità senza aver paura della verità.

Pasquale Armagno, Forlì