Luca Zaia (Ansa)
Luca Zaia (Ansa)

Venezia, 4 maggio 2021 – Si è tenuta nella tarda mattinata di oggi l’audizione del presidente del Veneto, Luca Zaia, davanti alla quinta Commissione del Consiglio regionale chiesta dalle opposizioni. Durante la seduta, Zaia ha ribadito che, dopo il primo decesso accertato per il virus, quello di Adriano Trevisan, “quella sera sono stato io a decidere i 3.500 tamponi a Vo'”, nel Padovano.

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Zaia: “Tamponi? Decisi io contro il parere del tavolo tecnico”

“La sera della riunione – ha ricordato Zaia – ormai lo sapete, perché l'ho detto un miliardo di volte, ma c'è ancora qualcuno che non l'ha capito nei meandri della stupidità umana, quella sera io ho deciso, contro il parere del tavolo che si era riunito, di praticare i 3.500 tamponi a Vo'”.

Nel ripercorrere le tappe delle decisioni prese per fronteggiare il Covid, il governatore del Veneto davanti ai commissari ha ribadito che si è trattato di una decisione presa “contro il parere del tavolo (tecnico, ndr), perché giustamente la dottoressa Russo mi disse: 'ma scusi, l'Oms non dice di fare i tamponi a tutti gli asintomatici, ma di farli solo a coloro che hanno sintomi', e quali erano quelli con i sintomi?'”.

La Sanità in Veneto e il merito di Crisanti

Parlando del cosiddetto ‘modello’ sanitario del Veneto, Zaia ha detto ai commissari che “Non abbiamo inventato nulla di nuovo, tutto il mondo è fatto così. La vera ansia è stata quella di prendere in carico i pazienti, ma il Veneto ha una medicina territoriale che funziona”.

E, per Zaia, è qui che “inizia l'evoluzione, viene comprata la prima macchina suggerita dal professor Crisanti, questo sì è merito suo, per fare i tamponi, poi ci sono altre macchine che abbiamo comprato per Verona e abbiamo cercato pian piano di costruire tutta quella che è la rete della diagnostica”.

“Spesi oltre 700 milioni per combattere la pandemia”

Poi “ci siamo dati da fare a trovare le mascherine e voglio ricordare che questa Regione gli scatoloni vuoti non li ha mai pagati, le aziende che hanno bidonato il Lazio o da altre parti, da noi sono venute a fare la proposta e se ne sono tornati a casa, noi non abbiamo avuto nessun guaio sotto questo punto di vista”.

Il governatore ha poi aggiunto che, in totale, nella battaglia contro il Covid le spese “superano abbondantemente ormai 700 milioni di euro: abbiamo dovuto recuperare mascherine, abbiamo dovuto comprare i respiratori. Abbiamo cercato di fare di tutto, siamo stati anche in Svizzera a comprare i respiratori, anche se era proibito”.

Tamponi rapidi e vaccini

Poi il presidente della Regione si è soffermato sulla questione dell’uso dei tamponi rapidi, al centro di un’inchiesta della Procura di Padova. “Siamo stati i primi a parlare di tamponi rapidi, ma non è che siamo stati i primi perché dovevamo far così, ma perché il mondo intero corre più di noi: il mondo intero, quando noi approvavamo ufficialmente i tamponi rapidi di prima generazione, stava già pensando alla terza generazione”.

Parlando dell’efficacia della vaccinazione anti Covid, Zaia ha poi detto che “è crollato l'accesso in ospedale, ad esempio degli over 80, che ormai abbiamo vaccinato al 96%”. Il governatore, però non ha nascosto di essere preoccupato “per quelle che saranno le prossime vaccinazioni perché scesi sotto i 60 anni AstraZeneca non serve più a nessuno. Fatte le seconde dosi nel mese di maggio e giugno noi passiamo ai 50-59 anni e andiamo di Pfizer o Moderna”.

“Non accetto alcun accostamento con incuria e morti”

Al termine della sua audizione in Commissione, Zaia si è soffermato sulla polemica politico-giudiziaria. “Alcuni processi sono inspiegabili e non potrò mai accettare, per la difesa della mia reputazione e quella della mia squadra, che qualcuno accosti l'incuria, la mancanza di rispetto per le persone o altro, alla mortalità. Perché accetto tutto, accetto le critiche, ma non esiste questo venticello dell'accostamento malizioso di morti e incuria: con me non funziona”.

E, rivolgendosi alle opposizioni, ha tuonato: “Quindi chiuso il Consiglio andate in Procura e abbiate il coraggio di fare una denuncia. Siamo tutti pagati, voi quanto me, dai veneti per fare il nostro mestiere, giusto? – ha ribadito –. Io dico: se siete così convinti, dopo questo Consiglio regionale, che ci sia qualcosa di illegale o qualcosa che è stato gestito in maniera maldestra, che ravveda responsabilità personali, individuali del sottoscritto, dell'assessore, di qualche tecnico, metteteci la faccia una volta: andate in Procura e fate una denuncia”.

“Non abbiamo nulla da nascondere”

“Almeno chiariremo una volta per tutte la verità. Noi non abbiamo nulla da nascondere e non ci sentiamo neanche nella condizione di essere trattati come dei lazzaroni o di poco di buono. Io non vengo qua né a giustificarmi e né a farmi processare, ma vengo qua a dirvi come è stata questa storia. Noi ci mettiamo la faccia tutti i giorni perché prendiamo decisioni. Sono decisioni codificate, comunque sancite dalla legge, perché i miei tecnici sanno che la mia parola d'ordine è sempre una, la legalità”.

Azienda Zero: “Non abbiamo fatto nessuna denuncia”

Sulla vicenda è intervenuto anche Roberto Toniolo, direttore di Azienda Zero: "Azienda Zero è su tutti i giornali perché sembrerebbe che abbia fatto una denuncia per diffamazione al professor Crisanti ha detto . Non è stata fatta nessuna denuncia, querela e neppure alcun esposto. Azienda Zero ha esclusivamente preparato una relazione informativa mandata alla Procura di Venezia, in cui, a fronte delle comunicazioni di stampa avvenute da inizio pandemia ad oggi è stata fatta una ricostruzione cronologica di dichiarazioni, decisioni e attività svolte".

"Sostanzialmente – conclude – abbiamo ripreso quello di cui il sottoscritto, ma soprattutto i colleghi, hanno informato i consiglieri in questa occasione. Esattamente questi: il giorno tale esce una cosa, la Regione, Azienda Zero, le aziende sanitarie, hanno fatto questo. Niente di più".