Ancona, 7 dicembre 2017 - Asura Marche chiede 25 milioni di euro come risarcimento per il presunto giro di appalti truccati affidati a Edilcost e alle società collegate tra il 2010 e il 2012, al centro di un procedimento che vede imputate per associazione a delinquere e turbativa d’asta otto persone fisiche, cui si aggiunge la stessa Edilcost, di cui era titolare l’imprenditore Luigi Catalano. Catalano figura tra gli imputati, insieme ad Antonio Tonti, dipendente dell’ufficio tecnico dell’ex Asur 7, considerato il dominus dell’ufficio, e Alessandro Santini, responsabile dell’Ufficio tecnico dell’Asur 7. E ancora Antonio Enrico Iannetti, titolare della Global Union Service, Giacomo Santarelli della Gs Termica, Alvaro Brunelli della Brunedil Costruzioni, Dario Cecconi della Servizi Tecnologici, Stefano Giuliodori della Gs Tecnica.

L’Asur, rappresentata dall’avvocato Cristiana Pesarini, ha sommato gli importi degli appalti assegnati, che sono stati di 2,46 milioni per il 2010, 2,56 per il 2011 e 1,35 per il 2012, cui va aggiunto «quanto corrisposto per gli appalti relativi al servizio di pulizia, trasporto e facchinaggio». Al danno patrimoniale, secondo l’azienda sanitaria, va sommato il danno all’immagine. Il processo, arrivato alla fase dell’udienza preliminare, è stato rinviato a gennaio.

Secondol’accusa, Catalano avrebbe creato fondi neri grazie alle sponsorizzazioni sportive, per pagare mazzette di almeno 100mila euro a un funzionario dell’Asur (Tonti) e ottenere così appalti negli ospedali e nelle strutture sanitarie della provincia di Ancona. In questo avrebbe creato un cartello nel settore edile, elettrico e idraulico: a lavorare per l’Asur erano sempre la sua azienda e quelle a lui collegate. Per ungere gli ingranaggi avrebbe anche offerto biglietti omaggio a eventi, cene, viaggi, lavori gratis nelle abitazioni private e pure la fornitura di una caldaia.

Stando a quanto ricostruito dal sostituto procuratore Paolo Gubinelli alcuni lavori non sarebbero mai stati eseguiti, oppure sarebbero stati sovrafatturati o pagati due volte. A Catalano e Tonti, oltre ai reati di associazione a delinquere e turbativa d’asta, viene contestata anche la corruzione. Catalano, Tonti, Santini e Iannetti sono poi accusati di truffa a danno degli enti pubblici, mentre a Tonti e Santini è contestato anche il falso in atto pubblico e soppressione e occultamento di atti veri.