Bologna, 6 febbraio 2016 - Adescavano minori on line intrattenendo con loro rapporti WhatsApp e arrivando anche a veri e propri incontri: due gli adulti finiti nei guai in seguito alle indagini della polizia postale dell’Emilia Romagna, partite dalla denuncia di una coppia di genitori bolognesi che avevano notato un comportamento ‘anomalo’ nel figlio 12enne. Al termine di una lunga indagine la polizia ha infine individuato i due adescatori.

Si tratta di un 48enne tarantino, residente nella provincia di Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti specifici per reati connessi alla pornografia minorile e all’abuso su minori, denunciato in stato di libertà e di un 24enne padovano, residente a Bologna, impegnato nel volontariato e capo scout, arrestato in flagranza e sottoposto ad obbligo di dimora. Quest’ultimo, dopo aver a lungo chattato con il 12enne, era anche riuscito a persuaderlo ad accettare un incontro di persona, durante il quale i due si erano ripromessi di avere rapporti intimi; incontro scongiurato proprio grazie alla scoperta delle chat da parte dei genitori. Dai dialoghi tra il giovane adolescente e i due uomini, che adottavano identico modus operandi, emergevano, infatti, prevalentemente argomenti di carattere sessuale. L’indagine si è articolata attraverso complesse attività investigative che ricomprendevano l’analisi dei profili Facebook e WhatsApp e delle tracce telematiche dei due indagati.

Le attività investigative hanno infine consentito di rilevare come i due uomini, con condotte autonome, frequentassero gli stessi circuiti e condividessero anche alcune “amicizie” nell’ambito del social network Facebook, tutte riconducibili a profili di giovanissimi adolescenti maschi. In particolare, il 48enne attraverso account Facebook falsi, aveva riunito 209 contatti, tra i quali 180 erano chiaramente riferibili a soggetti di età ricompresa tra gli 11 ed i 15 anni, che l’uomo contattava via chat per dialogare principalmente di sesso, incalzandoli con domande sulle loro preferenze e sulle loro esperienze in merito e poter ottenere foto e video a contenuto pedopornografico.

Il giovane capo scout ventiquattrenne, utilizzando le proprie generalità su Facebook, annoverava 658 contatti, circa la metà dei quali associati a ragazzini adolescenti e preadolescenti. Le attività di intercettazione dei profili e delle utenze in suo uso consentivano di tracciare le relazioni tra questo e i giovanissimi con i quali in più di un’occasione lo stesso tentava di concordare incontri diretti. Nel novembre scorso, l’uomo si era ad esempio accordato con un ragazzo minorenne di Treviso per incontrarlo in quella città. In tale occasione era stato predisposto un servizio di appostamento che portava al suo arresto nella flagranza del reato di “atti sessuali con minorenne”, previsto dall’art 609 quater del codice penale (condotta punita con la reclusione fino a 10 anni).

Le attività di pedinamento dimostravano, infatti, la fondatezza di quanto emerso nell’indagine in quanto l’uomo si recava effettivamente presso il domicilio del minore. Nella circostanza il personale di polizia interveniva con l’ausilio di un genitore del minorenne e sorprendeva i due già appartati nella camera dell’adolescente. Mentre l’arrestato negava ogni evidenza, il minore, sentito immediatamente in forma protetta, rivelava che l’incontro del pomeriggio (come già altri) era proprio finalizzato ad avere approcci di natura sessuale.