Bologna, 13 febbraio 2018 - L’Authority ha deciso un altro assurdo balzello: 12 euro al mese a carico delle ‘seconde case’ che appartengono a ex residenti, trasferiti per motivi di lavoro, o a persone che hanno scelto la zona per le vacanze. Proprietà comunque acquistate con sacrifici che costituiscono una risorsa per l’economia dei luoghi, dalla costruzione, alla manutenzione, all’indotto, alle spese correnti.

Bruno Govi, Modena

risponde il condirettore de il Resto del Carlino, Beppe Boni

Avere una seconda casa non è sinonimo di ricchezza o agiatezza. Spesso, soprattutto se prendiamo in considerazione le zone dell’Appennino, sono immobili di famiglia lasciati in eredità o semplicemente posseduti nelle zone di origine da persone che per lavoro si sono dovute trasferire in città. Eppure i balzelli sono pesanti: Imu, Tasi e Irpef. Se poi una seconda casa la si acquista c’è da mettere in conto un’imposta di registro del 9% sul valore catastale dell’immobile. Ci sono aree di montagna, che si spopolano con l’invecchiamento della popolazione e a volte chi ha un casa lasciatagli da genitori o zii preferisce venderla per non dover sostenere spese enormi.Bisognerebbe fare il contrario: agevolare chi mantiene una abitazione nelle zone disagiate dell’Appennino. Sarà utopia, ma anche buonsenso.

beppe.boni@ilcarlino.net