Budrio (Bologna), 10 novembre 2017 - "Aiuto, aiutatemi, sono qui". Le urla disperate della ragazza rinchiusa nella ‘prigione’ che il padre aveva creato per lei, all’interno di un appartamento in via Vigorso, nella campagna di Budrio. Il battere dei pugni contro la porta, ha guidato, l’altro pomeriggio, i carabinieri fino alla stanza da dove proveniva quella voce disperata.

Dentro, c’era una 18enne arrivata un mese fa dal Pakistan e che nessuno aveva visto perché inizialmente il padre ‘padrone’ di 38 anni aveva fatto uscire con il contagocce. Poi, di fronte alla richiesta della figlia di ‘vivere all’occidentale’, l’uomo ha intensificato le violenze e le minacce nei confronti della ragazza, arrivando a mostrarle un video dove sparava con una pistola. "Questo è quello che ti succederà, se non mi ubbisci", le ripeteva il padre. La pistola poi è risultata essere una ‘scacciacani’.

Prima di finire nella prigione, all’interno dell’appartamento del genitore, la ragazza è riuscita a telefonare a amici e parenti. Grazie al passaparola e al tam tam su WhatsApp la segnalazione è arrivata ai carabinieri della stazione di Budrio e agli assistenti sociali del Comune. Da un controllo di routine, è emerso poi l’orrore di una ragazza segregata in casa da almeno dieci giorni. La 18enne, liberata dagli uomini dell’arma, ha poi sporto denuncia contro il ‘carceriere’.

Il padre, quindi, è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Bologna, su disposizione del sostituto procuratore, Flavio Lazzarini. Il 38enne dovrà rispondere della accuse di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e minaccia aggravata. Quella che è diventata una storia di disperazione e di follia, era iniziata con la ragazza che, piena di speranza, un mese fa, aveva abbandonato il Pakistan: ad attenderla c’era sì quel padre violento, allontanato dalla madre, e che si era risposato, ma anche un Paese dove poter vivere liberamente, trovare un lavoro e anche degli amici.

Tutti sogni infranti quando la 18enne ha scoperto che il padre non aveva cambiato le malsane abitudini. Arrivata a Budrio, l’uomo le ha subito imposto di non togliersi mai il burqa e di occuparsi dei lavori di casa. La richiesta da parte della ragazza di cercare un lavoro, ha fatto infuriare il genitore. "Pensi che non possa mantenerti?", ha sbottato il ‘carceriere’. La giovane, nonostante le percosse con calci e pugni anche in pieno volto (refertati all’ospedale), ha trovato il coraggio di provare ad andarsene, d’accordo con un parente.

Quando il genitore ha scoperto che la ragazza voleva fuggire, l’ha rinchiusa in una stanza senza finestre. Alla mattina le portava la colazione e alla sera un altro pasto frugale. "Finché non mi ubbidirai resterai in quella camera", ha sentenziato l’uomo. Le urla e i pianti strozzati della giovane sono stati sentiti in tutto il palazzo.Qualche vicino ha chiesto al padre cosa stesse succedendo: lui ha risposto che la figlia era triste per aver abbandonato il Pakistan. E, invece, era imprigionata in una piccola stanzetta. Da dove poteva soltanto immaginare quel mondo occidentale che aveva tanto sognato. Un sogno spezzato proprio da chi avrebbe dovuto guidarla, il padre.

AGGIORNAMENTO - La Procura di Bologna, con il pm Flavio Lazzarini e il procuratore aggiunto Valter Giovannini, ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il 38enne pakistano, per sequestro di persona, maltrattamenti e minacce ai danni della figlia 18enne, che l'uomo ha tenuto segregata in casa.