Bologna, 19 marzo 2017 - Non piove, governo ladro. Il bilancio idrico nelle campagne bolognesi non è ancora in emergenza, ma se la situazione climatica attuale dovesse persistere, i prossimi mesi potrebbero essere durissimi per le aziende agricole e, di conseguenza, per i consumatori. Le precipitazioni cumulate sul bacino montano del Reno dal 1° ottobre, data di inizio dell’anno idrologico, al 15 marzo scorso sono state, secondo i dati Arpae, 418 millimetri, mentre il 50° percentile, ovvero il numero che divide a metà i dati storici, è di 673 millimetri. Gran parte della pioggia, inoltre, è stata concentrata all’inizio del periodo e se si considera le settimane successive al 20 novembre i millimetri di pioggia caduti sono stati appena 179.

Al momento, non si tratta di un deficit allarmante, almeno in confronto a quanto sta avvenendo nella parte occidentale della regione, ovvero nel Parmense e Piacentino, dove la siccità è già un problema serio. Alla scarsità di pioggia si somma l’effetto delle alte temperature, che aumentano l’evaporazione. «Diversamente da quanto accaduto in gennaio – spiega l’Arpae nel bollettino agroclimatico dello scorso mese – febbraio 2017 è stato decisamente più mite della norma con valori di circa 2-3 gradi al di sopra dei riferimenti climatici, di conseguenza sono stati pochissimi gli eventi nevosi, limitati ai rilievi più elevati». Ad oggi, quando mancano due giorni al termine dell’inverno astronomico, solo le vette più alte dell’Appennino sono ancora segnate da qualche lingua di neve. Per ora, all’orizzonte non si vedono segnali di un cambiamento di rotta.

Una perturbazione è in transito per la prossima settimana, «ma non ci si attendono previsioni significative – spiega Sandro Nanni, meteorologo dell’Arpae – che possano cambiare in modo evidente la situazione». «Le temperature di giorno sono inoltre superiori alla media climatica – sottolinea Nanni –: questo comporta una maggiore evaporazione e di certo non aiuta». In questi giorni le massime sono addirittura di 5-7 gradi al di sopra della media del ventennio 1991-2010, e se come termine di paragone si prendesse il trentennio precedente lo scostamento sarebbe ancora maggiore.

Il cambiamento climatico globale, insomma, rischia di avere ricadute molto pesanti a livello locale, a cominciare dalle colture della Bassa. Il primo effetto della stagione anomala è stato quello di anticipare di un mese l’irrigazione dei campi, sperando che prima o poi arrivi un po’ d’acqua anche dal cielo per ripianare l’inverno secco. «La pioggia e le nevicate invernali – spiegano da Coldiretti – sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante alla ripresa vegetativa primaverile, per crescere e garantire i raccolti». Hera, invece, non è fin qui toccata dalla siccità: «Al momento non abbiamo alcun tipo di problema e non ne prevediamo».