Bologna, 5 maggio 2015 - Perché pagare un’azienda per seleziona ricambi e componenti già reperibili sul mercato? Si potrebbe chiederlo al Cern di Ginevra, oppure a Trenitalia, che per i loro acquisti, da anni si rivolgono alla Comer. Azienda bolognese, immersa tra gli alberi della periferia bolognese, in via Rivani, che proprio quest’anno compirà 30 anni.

Venanzio Benvenuti, fu lei a fondarla. Come mai?

«Ero rappresentante per il centro-nord di alcuni marchi internazionali di materiali elettromeccanici. Gli imprenditori si fidavano di me a tal punto che cominciarono a chiedermi se potessi curare per loro anche l’acquisto di altri ricambi, che non ricadevano nelle mie forniture. Le richieste divennero insistenti, così a un certo punto mi convinsi a fare il grande passo, e mettermi in proprio».

Di che ricambi stiamo parlando?

«Il mondo è quello degli impianti chimici e petrolchimici, ma anche delle macchine utensili, agricole, automatiche, farmaceutiche».

Ma perché chiedere a voi ciò che, oggi, si trova facilmente sul web?

«Con l’avvento di internet, il ruolo degli intermediari commerciali negli acquisti è addirittura cresciuto. Perché, vede, un imprenditore che ha bisogno di un prodotto o di un pezzo di ricambio può cercare su internet, trovare ciò che cerca e acquistare con due click. Ma se poi ha bisogno di modifiche? Se non è il pezzo adatto alla propria macchina o linea di produzione? Meglio affidarsi a qualcuno che le ricerche dei prodotti giusti le fa per mestiere. Noi abbiamo un motto: prodotti di qualità e qualità nel servizio».

Ci dia dei numeri.

«Oltre settemila schede cliente».

C’è la crisi. Saranno in calo.

«Siamo in controtendenza: nel 2008, subito prima della crisi, i nostri clienti erano quattromila. E il nostro fatturato era molto più basso di quello di oggi. A un certo punto le ditte hanno cominciato a fatturare di meno. La richiesta si è polverizzata, i volumi sono scesi...».

Come reagire?

«Prima di tutto è cresciuto molto il mercato estero. Un effetto della globalizzazione: consideri che, se per un’azienda europea è facile reperire e acquistare componenti e ricambi, per una mediorientale magari è facile capire ciò di cui si ha bisogno ma molto più complesso acquistare e far sì che quel dato prodotto arrivi».

È bastato?

«Nel 2009, effettivamente, i profitti erano calati. Dovevamo inventarci qualcosa. Un’azienda ci chiese un serbatoio che non trovava sul mercato. Suggerimmo di farlo realizzare su misura. Dissero: ok, fate voi...».

Più facile a dirsi che a farsi.

«Infatti il passo successivo fu partire dalla necessità dell’azienda ingegnerizzare il progetto. Poi si trattò di trovare la ditta giusta cui affidarci, quindi seguire passo passo la produzione».

Com’è andata?

«Così bene che da allora gli impianti su misura e le componenti per alte pressioni coprono copre il 20% dei nostri affari. E da allora il fatturato riprese a risalire, nonostante la crisi».