Castel Guelfo (Bologna), 28 luglio 2015 - La crisi? Massimo Nuti (video), direttore generale della Roberto Nuti spa di Castel Guelfo, ricorre a una metafora sportiva: «Sono capaci tutti a fare i fenomeni con la moto quando l’asfalto è liscio come il burro al sole. Potremmo dire che il nostro rally, dal 2010 in poi, lo abbiamo corso con la pioggia e un nebbione che non le dico. C’era da piangere, ma la macchina non si è ribaltata. Questo, se permette, equivale a un podio».

Metafora di parte, Nuti: fate ammortizzatori per moto da corsa...

«Si riferisce alla Mupo, marchio storico del settore corse preso nel 2010. Una piccola nicchia, ma combattiva».

Il grosso del mercato, cos’è?

«Ammortizzatori e componenti per mezzi industriali: autocarri, rimorchi, autobus, mezzi pesanti. Per il 10% vanno sulle nuove produzioni, ilresto sono ricambi».

Dove li fate?

«A Firenze, in India, e da qualche mese in Turchia».

Perché non a Bologna?

«Ah, vorremmo. Ma vede, all’estero si va per due motivi. Per mantenere alti i margini di guadagno nonostante la crisi. O per non morire. E consideri che non abbiamo delocalizzato: semplicemente abbiamo scelto di crescere un po’ anche altrove. Testa, cuore e parte della produzione restano qui».

Chissà fino a quando.

Nuti apre l’iPad. «Vede, questa è una email che ho ricevuto dal governo della Carinzia. Ci offrono mari e monti se trasferiamo la sede lì. Un affare. Ma non lo faremo».

Questione d’affetto?

«E di cultura. Nonostante l’Italia, con la tassazione vigente, faccia di tutto per spingerci nelle braccia altrui. Lo diceva il Carlino qualche mese fa: a Bologna fino a settembre si lavora solo per pagare le tasse. Roba da non dormirci la notte. Ma io ho cominciato qui, e mio padre pure».

Suo padre l’obbligò a lavorare con lui? Può dirlo: è successo a molti.

«Devo deluderla: io non vedevo l’ora. Mi immaginavo qui fin da piccolo».

E quando cominciò?

«In terza superiore mi bocciarono. Mio padre disse: bene, quest’estate studi per recuperare, e nel frattempo mi dai una mano...».

Nell’ufficio del capo?

«Magazziniere. E nel frattempo studiavo. Quell’estate mi ha aperto gli occhi: ho capito per la prima volta cosa sono le soddisfazioni».

Cosa sono le soddisfazioni?

«Lavorare duro, fino a stupire i clienti con la soluzione adatta a loro. E insieme studiare duro, e stupire i professori con le risposte giuste».

A scuola arrivarono le promozioni, fino al diploma. E in azienda?

«Anche: da magazziniere venni promosso a runner per un’aziendina del gruppo. Sa cosa fa un runner?».

No.

«Dei gran chilometri: prendi quel camion qui, portalo lì. Vai in stazione ad accogliere quel cliente, poi corri a recuperare quell’ordine... (ride; ndr). Mio padre non mi ha regalato nulla e ne sono contento. Ho fatto un passo alla volta fino alla sua scrivania. E ogni passo era una soddisfazione impagabile».