Bologna, 26 settembre 2015 - Cos’è una startup? Un’azienda basata su un progetto di business innovativo e che vuole crescere rapidamente fino ad un evento di exit (quotazione in borsa, acquisizione o fusione).

Startup è un termine per indicare un’azienda di recente nascita il cui principale problema è “iniziare” a acquisire autonomia operativa in termini di business. Una startup nasce da un’idea di business cui si costruisce attorno una struttura organizzativa minima, solitamente formata da un gruppo di amici-soci.

Via via che i primi mesi passano, i (solitamente) giovani imprenditori delle startup modificano anche radicalmente la propria idea di business dopo averne testato la bontà o meno in termini di individuazione di una domanda potenziale (“offriamo una soluzione ad un problema per cui qualcuno è disposto a pagare? Quanti sono quel qualcuno?”) e solidità del business model (“come creiamo valore per i nostri clienti? E come lo catturiamo?”).

Generalmente, le startup vengono associate al fenomeno dell’innovazione tecnologica per una serie di motivi: in primis perché come detto gli imprenditori “startuppari” sono giovani e predisposti a usare le più moderne forme di tecnologia dell’informazione come strumento di lavoro (imprescindibile avere un proprio computer e un proprio smartphone con cui predisporre documenti e mantenere rapporti sociali di ogni tipo); inoltre il periodo in cui il fenomeno si è affermato è proprio quello attuale, recentemente definito come la Terza rivoluzione industriale: in poche parole, la pervasività di tecnologie sempre più abilitanti e capaci di modificare (o distruggere) tradizionali modi di produrre o fornire servizi apre opportunità su cui poi vengono testate le idee degli startuppari. Un caso scuola è Facebook per l’informazione o la stampante 3D per la prototipazione.

Un’azienda startup è quindi a metà strada tra l’idea di business e l’azienda consolidata che ha già testato con successo il mercato e ha una struttura organizzativa ampia e diversificata. Per questo ci sono altri due elementi che vale la pena indicare:

La prospettiva tipica dell’impresa startup è una prospettiva di crescita: il business model che gli startuppari cercano di mettere in piedi è sempre indirizzato alla scalabilità. Per citare l’esempio di Facebook l’iscrizione è voluta fortemente quale gratuita dal suo fondatore perché la gratuità è funzionale al meccanismo del “Hey, sei su Facebook? No? Iscriviti così condividiamo foto o quello che ci pare, tanto non costa niente”. IL fatto che il modello di business di Facebook permetta a Facebook di avere introiti nonostante questa gratuità nell’iscrizione costituisce la scalabilità del modello stesso: più incentivi all’iscrizione, quindi più utenti, quindi più introiti dalla pubblicità quindi migliore gestione dei contenuti degli utenti stessi che inviteranno altri a diventare utenti (“tanto è gratis”) e così via. La scalabilità nel caso di Facebook è costituita dai cosiddetti effetti di rete ma in generale significa possibilità di avere ampi margini di crescita (si consideri il fenomeno Google e quando è stata fondata) e la crescita interessa una categoria di professionisti fondamentali per le imprese startup: gli investitori. Gli investitori hanno il capitale che serve agli imprenditori per tenere in piedi l’impresa e indirizzarla verso gli obiettivi e le strutture da essi delineati. Oltre all’apporto finanziario, che può avvenire in cambio di quote (come accade con i Venture capitalists) o senza particolare “intrusione” da parte degli investitori (come avviene nel caso dei Business Angels), gli investitori possono anche essere importanti per le imprese startup dando consigli utili all’imprenditore grazie alla propria esperienza nel mondo degli affari.

Cosa succede quando un’impresa non è più una startup? La terra promessa degli startuppari è la cosiddetta “exit”: l’exit è la fase di uscita di scena dell’imprenditore dall’azienda che lui stesso ha creato e può avvenire in diverse forme. Può essere favorita dall’acquisto di ulteriori quote di proprietà da parte di investitori o attraverso un’acquisizione completa da parte di un’altra azienda. È il caso, ad esempio, di Pizzabo e del suo fondatore divenuto letteralmente milionario.