Bologna, 27 ottobre 2017 - Bologna, città di studenti, orchestrali... e poi cuochi, insegnanti di scuola primaria, medici, infermieri, biotecnologi, farmacisti, biologi, ingegneri. Tutte figure richieste come il pane in Svezia, al punto da convincere i consulenti dei loro centri per l’impiego a venire a Bologna, il prossimo 8 novembre, a tenere dei colloqui di lavoro. L’evento si chiama ‘Swedish Week’ e «in realtà – spiega Katia Cerè, dipendente dell’Agenzia regionale del lavoro e consulente di lungo corso di Eures, rete europea di cooperazione creata per agevolare il libero movimento dei lavoratori tra i vari Paesi – non è una fortuita eccezione». Piuttosto «fa parte della nostra normale attività e a Bologna – ricorda Cerè, che collabora con Eures dal ’99 – ci sono già stati altri eventi di questo tipo, come una chiamata per ingegneri in Germania o per personale sanitario in Inghilterra».

Non frequentissimo, invece, è che chiamate di questo tipo coprano posizioni così disparate e prevedano l’arrivo di reclutatori direttamente dal Paese di destinazione, e questo lascerebbe pensare che i posti di lavoro in ballo, stavolta, siano un bel po’. La Swedish week, che è aperta a candidati provenienti da tutta Italia, durerà tre giorni e toccherà Venezia, Bologna (l’8 novembre dalle 9,30 alle 14,30, in un luogo da decidere) e l’Abruzzo. Sul piatto ci sono contratti a tempo sia determinato che indeterminato. Cosa è richiesto varia da caso a caso. A tutti serve la conoscenza dell’inglese, a vari livelli, come lingua d’ingresso in Svezia. Ai cuochi basterà un diploma specifico e agli chef, in più, almeno due anni di esperienza. Per l’area scientifica serve una laurea nel settore richiesto e almeno tre anni di esperienza. Per gli infermieri, oltre al titolo di studio, sono necessari l’iscrizione all’Ipasvi e un corso di svedese da tenere entro il primo anno. Per gli insegnanti di scuola primaria, invece, il corso di svedese gratuito, online, è obbligatorio prima di partire.

E chi assume? «I reclutatori che verranno in Italia – chiarisce Cerè –, sono nostri omologhi, quindi dipendenti dei centri per l’impiego pubblici. Anche se è chiaro che, per prevedere un viaggio del genere, avranno ricevuto specifico mandato parte di aziende o datori di lavoro». Perché Bologna e l’Emilia? Probabilmente per il settore biomedicale, per la nomea di città del cibo e per l’esperienza universalmente riconosciuta del sistema di educazione primaria. Per partecipare agli incontri bolognesi occorre candidarsi entro il 2 novembre scrivendo a katia.cere@cittametropolitana.bo.it. Seguirà una prima selezione e una chiamata per giorno 8, quando gli svedesi a loro volta faranno le loro valutazioni e riporteranno in valigia i curricula degli idonei. A quel punto, presumibilmente, per qualcuno arriverà una chiamata. E tanti saluti dalla Svezia.