Bologna, 31 luglio 2017 - E’ morto oggi a Bologna Guido Elmi, lo storico produttore di Vasco Rossi. Aveva pubblicato il suo primo disco solista, “La mia legge“, lo scorso anno. Ripubblichiamo l’intervista uscita sulle pagine di QN - il Resto del Carlino, in occasione della presentazione del disco.

 

Quando si passa una vita in sala di registrazione a consigliare, sostenere e coordinare il lavoro di alcune tra le rockstar più celebri d’Italia, Vasco Rossi su tutte, il desiderio di andare dall’altra parte del mixer diventa una impellenza. E una sfida, anche, per la quale non c’è età che tenga. Così, a più di 60 anni, Guido Elmi, produttore di successo, il cui nome è sempre abbinato a quello del rocker di Zocca con il quale ha lavorato per anni, esordisce come cantante. Una anticipazione c’era già stata, il singolo “It’s a Beautiful life” con tanto di video patinato e supermodella. Ma adesso arriva “La mia legge”, un disco riflessivo, pacato, intimo.

Elmi, poteva essere un disco rock. E invece…

«Invece ho scelto di costruire tutte le canzoni intorno alla mia voce, che è quella di un crooner, uno che racconta storie, soprattutto personali. Dopo anni trascorsi a valorizzare la creatività degli altri, per il mio esordio volevo realizzare un album che parlasse di me. Un’occasione preziosa per ripercorrere la mia carriera, da quando giovanissimo, arrivai da un paese dell’appennino a Bologna. Per questo avevo bisogno di atmosfere raccolte, che trasmettessero all’ascoltatore la sensazione di poter entrare nella mia personalissima sfera».

“La mia legge” fa riferimento a questo desiderio?

«Sì. Nel disco sfilano le mie passioni musicali. Che sono molte e diverse tra loro. La canzone che dà il titolo all’album, ad esempio, oltre ad avere un testo molto duro, è costruita intorno ai suoni del gothic metal, una musica popolare nel nord Europa, che io ascolto molto. Ma c’è anche la classica, proprio alla fine dell’album, con una partitura scritta dal maestro Beppe D’Onghia. E il jazz, con la presenza del sassofonista bolognese, di rilevanza mondiale, Piero Odorici».

Poi c’è la letteratura.

«L’altra mia grande passione. Il disco è disseminato di citazioni dalle opere degli autori che più amo. C’è Nietzsche, c’è Balzac, c’è Moravia con “Il disprezzo”. Unire la musica e la poesia era uno degli obiettivi quando ho iniziato a pensare al disco».

Con chi ha prodotto le musiche del disco?

«Tutto l’album è frutto di una collaborazione con Vince Pastano, un chitarrista bolognese, che suona con Carboni e Vasco, con il quale già quattro anni fa, avevamo registrato delle canzoni gothic metal interpretate da un soprano».

E Vasco?

«Vasco ha ascoltato il singolo e gli è piaciuto. Adesso aspetto il suo parere sul lavoro completo. Sarebbe stato troppo semplice averlo come ospite nel disco. Avrebbe catalizzato tutta l’attenzione. Lo inviterò a cantare nel nuovo album».