Cesena, 12 marzo 2017 - Torno a vivere in montagna, tra i prati, i pascoli e le stalle. Con la crisi economica che continua a minare certezze e tagliare posti di lavoro, si è riaperta la finestra affacciata su un mondo che le nuove generazioni parevano aver dimenticato: quello dell’allevamento. «Non si può parlare di boom – spiega Sandrino Perini, responsabile della sede provinciale dell’Associazione Allevatori – ma è vero che l’interesse verso questo settore sta crescendo. Non parliamo però di un mestiere come un altro, che si impara dopo qualche mese di apprendistato e che si può avviare anche dall’oggi al domani. No, allevare animali è tutta un’altra storia: bisogna esserci cresciuti, essere spinti dalla passione e, di questi tempi soprattutto, potere contare sull’ingresso in un’azienda già avviata, perché i costi inziali, tra l’acquisto del terreno, degli animali e delle attrezzature e la realizzazione delle stalle, sono una montagna molto difficile da scalare». La strada più percorsa è dunque quella degli avvicendamenti familiari, coi figli che affiancano i padri, per poi rilevarne l’attività.

Il risultato è un’inversione di tendenza nel costante trend di spopolamento delle zone rurali e montane del nostro territorio, che invece ora sembrano tornate appetibili anche alle nuove generazioni. Nell’area cesenate si contano 208 allevamenti di bovini per un totale di circa 7.000 capi, 335 aziende che si occupano di ovini che contano in tutto 11.500 esemplari, 145 dedicate ai suini con 30.000 capi e infine un centinaio di allevamenti avicoli. «Le aziende sono ubicate per lo più in montagna, tra Sogliano, Bagno di Romagna e Verghereto, con qualche realtà a Sarsina e Mercato Saraceno. Riguardo ai polli invece, il faro è rappresentato da grosse realtà come Amadori, che con la loro presenza hanno favorito la crescita di un buon numero di allevamenti, spesso edificati non lontano dalle sedi nelle quali vengono poi conferiti gli animali. Un altro fiore all’occhiello del territorio, che è anche un importante punto di riferimento per gli allevatori è la Centrale del Latte di Cesena, in grado di garantire ai produttori prezzi più alti di qualche centesimo al litro rispetto alle medie nazionali in cambio di una particolare attenzione alla qualità».

Se il contesto economico della nostra terra è dunque favorevole a questo tipo di attività, il lato della medaglia che crea più preoccupazioni agli allevatori è quello della crescita dei consumatori vegetariani e vegani: «E’ una tendenza che stiamo scontando in maniera crescente – conclude Perini – perché ogni scandalo lascia tracce sulle abitudini dei consumatori, anche se è importante differenziare i nostri allevamenti da altri che, soprattutto all’estero, praticano strategie incentrate in gran parte sull’ingrasso spinto degli animali. Dalle nostre parti non è così: il qui il bestiame vive all’aperto, tra i prati, in mezzo alla natura. Più biologico di questo non c’è niente».