Cesena, 29 ottobre 2015 - Di nuovo circondati, di nuovo prigionieri del mare di fango. Di nuovo tenuti in ostaggio da una frana che, terminata la bella stagione, ha ricominciato a mangiare il terreno intorno alle case della frazione di Montevecchio, ormai da oltre un anno e mezzo costrette a convivere con lo spettro di una minaccia incombente. «Dopo il caldo torrido dell’estate che aveva seccato la terra – sospira Giovanni Tesei, il proprietario degli edifici coinvolti – le prime piogge hanno subito fatto suonare l’allarme. A settembre il piazzale davanti alle abitazioni era stato sgomberato dalla melma e sembrava che il peggio fosse alle spalle, ora invece la situazione è di nuovo precipitata. In uno degli edifici che restano inagibili in particolare la terra ha rotto porte e finestre, invadendo i locali e continuando a spingere».

La forza che può esercitare una parte di montagna in via di disfacimento è enorme. Prima si sono aperte le crepe nei muri poi, qualche giorno fa, i primi pilastri hanno cominciato a cedere. «E’ un pessimo segnale – Tesei è allarmato -, soprattutto perché davanti a noi si annunciano lunghi mesi di maltempo. I lavori attualmente sono in corso, le ruspe operano sulle briglie, lungo i canali di scolo delle acque piovane e intorno alle case, ma la battaglia è durissima. Tutti noi speravamo di affrontare l’inverno con qualche certezza in più rispetto al passato, ma i fatti ci dicono che andremo nuovamente incontro a mesi terribili». Ad essere coinvolti sono un magazzino e un’abitazione ancora inagibili e altri quattro appartamenti che in primavera erano stati evacuati per circa un mese e che ora sono nuovamente abitati da inquilini che dalle loro finestre possono vedere solo fango a perdita d’occhio.

«Il rammarico – conclude Tesei – è per le giornate di lavoro perse in estate, tra la conclusione di un appalto dei lavori e l’inizio di quello successivo. L’anno scorso gran parte de fondi disponibili sono stati utilizzati per l’emergenza, mentre quando si è finalmente riusciti a mettere mano alle opere strutturali, una porzione significativa del budget non c’era più. Anche per questo è stato necessario un ulteriore finanziamento. E’ inutile girarci attorno, lavorare sulla frana nei periodi giusti è molto più produttivo ed economico». La battaglia contro la frana è tornata ad essere una lotta contro il tempo: ogni giorno in più di sole corrisponde a un sospiro di sollievo, ma qualunque nuvola ora riempie di paura.