Cesena, 12 luglio 2017 - Per quasi due ore Igor Campedelli, 43 anni, originario di Gatteo e residente in Portogallo, accusato insieme all’imprenditore Potito Trovato e all’ex calciatore Maurizio Marin di aver sottratto quasi cinque milioni di euro dalle casse del Cesena Calcio attraverso fatture ‘gonfiate’ o per operazioni inesistenti, ieri pomeriggio ha raccontato la sua verità al giudice monocratico Roberta Dioguardi.

Campedelli ha seguito con attenzione tutte le udienze del processo (tranne la prima) e ieri ha cercato di fornire al giudice uno spaccato del mondo del calcio e degli affari che vi ruotano intorno. Un mondo imprevedibile, ha spiegato, dove le cose cambiano in continuazione da una settimana all’altra, per cui una società di calcio deve essere pronta in ogni momento.

Campedelli rilevò il Cesena a fine 2007 in serie B, ma in pessime condizioni di classifica, e a fine campionato retrocesse in C; nei due anni successivi, però, con una cavalcata trionfale ottenne due promozioni consecutive e portò la squadra in serie A diventando il beniamino dei tifosi. La permanenza nella massima serie durò due campionati, poi iniziò il declino e a fine 2012 Campedelli restituisce l’Ac Cesena a Giorgio Lugaresi.

Nel frattempo, però, i debiti sono aumentati a dismisura, partono le denunce e Campedelli si ritrova imputato in tre processi dal contenuto analogo, uno dei quali è questo. Igor Campedelli ha raccontato che, soprattutto nei due anni di serie A, allo stadio Manuzzi c’erano da fare lavori in continuazione perché, dopo la rapida ristrutturazione di spogliatoi, sala stampa, tribuna vip, aree ospitalità e altro ancora, a ogni partita era necessario adattare gli spazi all’importanza della squadra ospite e alle esigenze televisive di Sky che impiegava da 10 a 24 telecamere per ogni partita.

Per questo affidò la gestione dei lavori all’imprenditore Potito Trovato che aveva fama di operare in fretta e bene con le sue società. La fiducia tra i due era tale che i lavori da fare venivano fatturati in anticipo al ritmo di 12mila euro al mese. Peraltro questa prassi era seguita anche nei rapporti tra l’Ac Cesena spa e la Cesena 1940, società a responsabilità limitata presieduta da Maurizio Marin, che formalmente controllava il capitale dell’Ac Cesena e forniva servizi di ogni tipo al di fuori dall’ambito sportivo, con fattura di 2,8 milioni (più Iva) che anticipava tre anni di lavoro.

La prossima udienza era prevista tra una settimana, ma in coincidenza con lo sciopero indetto dalle Camere penali, per cui si andrà al 12 settembre, quando sarà imperrogato Potito Trovato, ci sarà la discussione e, probabilmente, la sentenza.