Cesena, 27 ottobre 2017 - Una città che ha la pretesa di attirare turisti, deve avere la volontà di cercare oggetti in grado di conquistare l’interesse dei visitatori. E molto spesso il posto migliore dove cercare è sotto terra, scavando alla ricerca del passato più munifico.

E’ il pensiero di Luciano Terranova, presidente della sezione cesenate di Italia Nostra, della quale fa parte ininterrottamente da 42 anni. Anche lui interviene nel merito del dibattito sempre più partecipato scaturito all’indomani della scoperta del mosaico di epoca romana tornato alla luce in via Strinati. «E’ ormai acclarato - riflette Terranova – che sotto l’asfalto del nostro centro storico si nascondono cimeli di grande valore che meritano di essere offerti alla città. In quest’ottica non andare a fondo coi sondaggi in piazza della Libertà è stata una terribile occasione persa, che spero si possa colmare nel prossimo futuro durante la realizzazione del progetto delle ‘Tre piazze’ davanti alla Biblioteca Malatestiana».

Nell'immediato intanto l’attenzione è focalizzata sull’ultimo ritrovamento: «Il mosaico di via Strinati è un gioiello ulteriormente impreziosito dalle raffigurazioni animali. E’ giusta la decisione di allargare lo scavo quanto più possibile per poi valutare come asportare l’opera d’arte».

Italia Nostra ha organizzato per metà ottobre un incontro pubblico al quale parteciperanno diversi esperti del settore che si focalizzeranno sullo stato della cultura della nostra città: «Sul tavolo ora come non mai ci sono tanti temi, che affronteremo presentando una serie di proposte. Anche alla luce degli ultimi fatti, diventa fondamentale affrontare seriamente il tema del Museo della Città: se l’amministrazione comunale avesse iniziato a muoversi dieci anni fa dopo che l’allora sindaco Conti aveva lanciato l’idea e i primi progetti, oggi magari avremmo già i finanziamenti necessari alla realizzazione. Pure il mosaico di piazza Fabbri ora ‘provvisoriamente’ ospitato nel salone del palazzo comunale, sta aspettando da tempo una sistemazione definitiva».

A oggi l’unica opzione è il museo archeologico, che nei giorni scorsi l’assessore alla cultura Christian Castorri ha annunciato di voler migliorare, modernizzare e magari anche trasferire sfruttando i suggestivi spazi del chiostro di San Francesco e i locali dell’Archivio di Stato. «Un intervento - chiude Terranova - è doveroso, perché quei locali più che un museo sembrano un deposito, senza contare i tantissimi oggetti già ritrovati che non sono ancora stati messi a disposizione del pubblico. In un luogo così, pure un gioiello come il mosaico rischierebbe di passare inosservato».